
Parlare di paesaggio significa parlare dei luoghi dove abitiamo e di come tutti possiamo avere un ruolo nel gestire le loro trasformazioni.
Seguendo il solco tracciato da altre esperienze avvenute nel Biellese negli anni scorsi, il Comune di Muzzano ha deciso di avviare un laboratorio di partecipazione nel quale i cittadini avranno la possibilità di immaginare come dovrà essere la piazza del loro paese. Il laboratorio, ispirato alla Convenzione Europea del Paesaggio, è organizzato con l’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio e l’Ecomuseo Valle Elvo e Serra, due organizzazioni che hanno un’esperienza concreta dei processi partecipativi applicati al paesaggio
Tra il 2013 e il 2014, infatti, l’Osservatorio ha realizzato il progetto “Paesaggio condiviso“, coinvolgendo gli abitanti e le amministrazioni di Magnano, Verrone e dei comuni svizzeri di Breggia e Castel San Pietro. Un progetto che è stato finanziato dai fondi europei del programma Interreg 2007-2013.
Gli abitanti di Muzzano e tutti coloro che sono interessati all’iniziativa sono invitati sabato 2 febbraio al primo incontro di presentazione del progetto al quale seguiranno altri incontri nei mesi successivi fino a maggio.
Durante l’incontro del 2 febbraio verrà presentato il percorso partecipato che porterà, attraverso il riconoscimento e la comprensione della storia e dell’evoluzione del paese, alle linee di indirizzo per la riqualificazione della sua piazza.
Il laboratorio del Comune di Muzzano è realizzato col contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.
Venerdì 18 gennaio 2019 dalle 14.30 alle 17 nell’Aula Magna del Lingotto del Politecnico di Torino si terrà la presentazione del volume “Il Piano paesaggistico del Piemonte – The Landscape plan of Piedmont Region”, numero monografico della rivista “Atti e Rassegna Tecnica della Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino”. Interverranno il delegato del rettore del Politecnico di Torino, Michele Bonino, l’assessore all’Ambiente, Urbanistica, Programmazione territoriale e paesaggistica della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia, la soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Torino, Luisa Papotti, il professore ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica dell’Università degli Studi di Brescia e presidente della Siu (Società italiana degli urbanisti), Maurizio Tira, il professore di Urbanistica del Politecnico di Milano, Carlo Peraboni, gli autori e curatori del volume Claudia Cassatella del Politecnico di Torino e Giovanni Paludi della Regione Piemonte. Modererà l’incontro il direttore della rivista A&RT, Andrea Longhi.
A quasi vent’anni dalla Convenzione europea del paesaggio e più di dieci dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, in Italia si apre una nuova stagione, in cui piani paesaggistici regionali approvati preludono all’implementazione della pianificazione paesaggistica anche a scala locale. Il Piano paesaggistico della Regione Piemonte è uno dei primi piani italiani. Il numero monografico di A&RT illustra il Ppr, la sua impostazione metodologica, la struttura e il funzionamento, il rapporto con le politiche del paesaggio e altri strumenti di settore, l’azione locale, con il contributo di alcuni degli autori del piano (funzionari regionali e ministeriali, studiosi del Politecnico), esperti e professionisti.
Fonte: Ufficio stampa Giunta della Regione Piemonte
Esiste in realtà dal 2006 ma, dal 7 dicembre 2018, la Rete degli Osservatori del Paesaggio del Piemonte è diventata a tutti gli effetti un’associazione legalmente costituita e con un proprio statuto.
L’assemblea costitutiva si è tenuta al Castello del Valentino a Torino, presenti i rappresentanti e i delegati dei dieci Osservatori del Paesaggio piemontesi. E’ stata eletta presidente della nuova associazione Daniela Bosia dell’Osservatorio del Paesaggio del Mongioie, vice presidente è Diego Corradin dell’Osservatorio del Paesaggio per l’Anfiteatro Morenico di Ivrea mentre Carlo Bidone, dell’Osservatorio del Paesaggio Alessandrino, è segretario generale.
Potete scaricare il Verbale Costituzione Rete degli Osservatori Paesaggio Piemonte e Statuto Rete Osservatori Paesaggio del Piemonte
Le finalità della Rete degli Osservatori del paesaggio del Piemonte riguardano:
Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale in un’ottica inclusiva di aspetti economici e sociali.
Questi i temi della serata che prende spunto dalla presentazione del libro di Luca Dal Pozzolo “Il patrimonio culturale tra memoria e futuro” e che l’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio organizza nell’ambito dell’Anno Europeo del Patrimonio culturale 2018.
La serata si terrà mercoledì 12 dicembre, dalle 21, a Palazzo La Marmora (corso del Piazzo, 19) a Biella. L’ingresso è libero ma, per ragioni organizzative, chiediamo la registrazione online sulla piattaforma EventBrite.
E’ disponibile anche una copia del comunicato stampa inviato ai media del Piemonte.
Con Luca Dal Pozzolo, co-fondatore della Fondazione Fitzcarraldo e direttore dell’Osservatorio Culturale del Piemonte, dialogherà Severino Salvemini, docente all’Università Bocconi, esperto di economia applicata al campo della cultura, delle arti, della comunicazione. Al termine della presentazione del libro ci sarà spazio per gli interventi del pubblico e per un dibattito a più voci.
E’ una serata di confronto, riflessione e networking alla quale l’Osservatorio invita tutti coloro che si occupano di cultura nelle sue varie declinazioni.
L’evento è organizzato dall’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio e dal Centro Studi Generazioni e Luoghi nell’ambito del Polo Culturale del Piazzo.
Il libro si interroga sul senso del patrimonio, materiale e immateriale, sulla sua possibile declinazione al futuro, sulle motivazioni a investire per una conservazione e una valorizzazione che prescindano dal richiamo a un dovere morale di sola erudizione, ma si ancorino alla possibilità di giocare un ruolo tutto contemporaneo – anche negli strumenti di conservazione e comunicazione digitale – di riscoperta della profondità della storia e di disegno di un futuro possibile.
Se si evita la nostalgia di uno sguardo esclusivamente antiquario, il patrimonio potrà rappresentare una risorsa vivente e in opera, un fuoco di convergenza per artisti, operatori della cultura, cittadini, ritrovando la capacità di espressione nei linguaggi della contemporaneità, riconquistando una corrispondenza sentimentale nella quotidianità della società locale.
La domanda sul perché, per chi conservare e valorizzare il patrimonio culturale è l’ordito dei diversi capitoli, la linea di basso continuo e ostinato che attraversa tutte le pagine del saggio e che evidenzia come l’eredità non sia una trasmissione meccanica tra le generazioni, ma fatto culturale profondo, che implica riconoscimento, consapevolezza e cura.
Il paesaggio è un bene sociale di cui prendiamo coscienza poco a poco perché si offre a noi con l’ovvietà e naturalità di essere una delle dimensioni stesse del nostro vivere e muoverci nello spazio. Il bambino inquadra con il proprio sguardo il mondo in cui vive: ciò che vede gli appare come l’unico modo possibile di essere del mondo stesso, e quello è per lui il “paesaggio”.
Il paesaggio è come l’aria. Bene naturale che ci circonda della cui purezza ci preoccupiamo come di una cosa ovvia perché la sua purezza è indispensabile per il nostro benessere e per la nostra stessa sopravvivenza. Ma non ci preoccupiamo dell’integrità del paesaggio con la stessa ovvietà con la quale lo facciamo per l’aria. Come mai? Che cosa hanno in comune l’aria e il paesaggio?
Il fatto che su di essi si può esercitare il possesso. Sia l’aria che il paesaggio sono beni comuni nella loro natura intrinseca: l’azione di uno o di poche persone può danneggiare sia l’aria, sia il paesaggio in modo irreversibile. Si può appestare l’aria con scarichi chimici (quelli delle auto, quelli delle fabbriche) così come si può danneggiare il paesaggio realizzando opere che ledono dei sentimenti sociali condivisi. Talvolta quello estetico attraverso la costruzione di qualcosa che altera una armonia e una coerenza pre-esistenti, talvolta attraverso la cancellazione di segni che rendono quel luogo significativo per la comunità che vi abita.
Paesaggio è una di quelle parole che viene usata sia nel linguaggio comune, sia da “specialisti” come geografi, geologi, paesaggisti, antropologi, urbanisti: qui vorrei tentare di gettare un ponte tra queste due sfere, mettendo a confronto ciò che “paesaggio” significa per gli abitanti dei luoghi e che cosa da esso si aspetta il viaggiatore. Infatti riconoscere il ruolo di ambedue questi soggetti in una prospettiva strategica è un passaggio obbligato per chi, in una forma o nell’altra, riveste un ruolo pubblico ed è tenuto a condurre una politica di governo dei luoghi e del paesaggio.
Il paesaggio e gli abitanti
Il paesaggio per gli abitanti è “un legame immediato con il luogo di appartenenza considerato nel breve cerchio di relazioni che salda tra loro i sentimenti di un complesso di famiglie nella organizzazione sociale fondata sulla condivisione di una cultura al cui centro sta un nucleo di valori essenziali in cui riconoscersi”, secondo una definizione di Ulderico Bernardi.
Questo legame immediato degli abitanti col luogo di appartenenza quando è vivo e consapevole costituisce il nerbo dell’identità della comunità e contribuisce a dare forma alle consuetudini sociali, all’architettura locale, alle modalità con cui si svolge l’attività agricola e di allevamento. Tutte queste attività umane messe in atto dalla comunità locale anno dopo anno, un secolo dopo l’altro, hanno dato ai luoghi una forma “coerente” che chiamiamo paesaggio. Ed è perché le cose sono autentiche e tra loro intonate che l’osservatore esterno coglie un senso di armonia che non di rado egli esprime nel linguaggio comune con l’espressione “bel paesaggio”.
Gli abitanti dunque sono gli infaticabili custodi e modellatori del paesaggio grazie a questo legame immediato con il luogo di appartenenza. Questo ruolo si regge su di un equilibrio antico ma delicatissimo, che non può essere sostituito con un surrogato introdotto dall’esterno.
Qualcuno crede che gli abitanti di un luogo mettano in atto una “intenzione” a curare l’amenità dei luoghi come una gentildonna a curare il proprio giardino. Questo è fuorviante perché il processo attraverso il quale il paesaggio appare “bello” è del tutto diverso. Quando Hans Weiss, direttore della Fondazione svizzera per la tutela del Paesaggio, in un testo del 1975 scriveva: “un abitante nella remota valle ticinese dell’Onsernone, mi spiegò una volta che per lui lo spettacolo dei ripidi fianchi boscosi delle montagne e delle tumultuose cascate non era affatto un paesaggio ma soltanto natura e che per lui non v’era cosa più deprimente”, che cosa vuol dire? Vuol dire che ciò che noi (intesi come osservatori esterni) chiamiamo “bello” non è l’espressione dell’azione intenzionale di un momento dato, ma il risultato sedimentatosi nel tempo di una serie di azioni di governo del proprio contesto compiute nel tempo da parte degli abitanti. (…)
Questo post è tratto dall’articolo di Francesco Alberti La Marmora, pubblicato nel 2004. Questo il testo integrale: Osservando il Biellese idee per un paesaggio accogliente