Osservatorio biellese beni culturali e paesaggio

Una città che educa: utopia possibile

città educante osservatorio biellese paesaggio

Prendere la scuola così come la conosciamo, abbatterne letteralmente le pareti e trasformare la città, i luoghi della vita quotidiana, in spazi educanti a misura di bambini e ragazzi.

E’ stata un’idea rivoluzionaria, dissacrante quella che Giuseppe Campagnoli e Paolo Mottana hanno proposto venerdì 8 marzo durante la serata che li ha visti a Biella ospiti dell’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio.

Un’idea che ha suscitato molte reazioni nel pubblico, innescando quel dibattito fuori dagli schemi del pensiero tradizionale sull’istituzione scolastica che era il nostro obiettivo come organizzatori.

Campagnoli, architetto ma anche dirigente scolastico, e Mottana, docente di Filosofia dell’Educazione all’Università di Milano Bicocca, hanno presentato il libro “La città educante. Manifesto della educazione diffusa” che è nato negli anni scorsi dal loro incontro attraverso Internet e da una “comune idea di destabilizzazione”.

Da quel volume, pubblicato da Asterios nel 2017, è stato tratto un manifesto di proposte per una scuola alternativa che, come ha spiegato Campagnoli, ha già ottenuto oltre quattrocento sottoscrizioni in Italia e che è diventato ispirazione per progetti territoriali di “superamento” di un modello di istruzione che, secondo gli autori, mostra tutti i suoi limiti.

Prima della serata con l’Osservatorio, Campagnoli e Mottana avevano partecipato nel pomeriggio a una riunione coi docenti, organizzata dalla commissione didattica del liceo Giovanni e Quintino Sella, proprio nella prospettiva di sperimentazioni in tal senso.

Il manifesto della città educante, ha spiegato Campagnoli, investe i campi della pianificazione urbanistica, della riprogettazione degli spazi condivisi del paesaggio in cui viviamo e dal quale, secondo Mottana, «oggi bambini e ragazzi sono spariti perché reclusi, segregati» fisicamente e mentalmente dentro una scuola che «non li lascia essere quello che sono: esseri che si affacciano al mondo» e che «si esprimono con linguaggi che non sono i nostri di adulti». Campagnoli ha parlato di come la città dovrebbe essere «un grande territorio di esperienze» dove bambini e ragazzi si muovono liberi incontrando «adulti che li educano attraverso esperienze adatte a loro», aiutandoli a fare «ciò che ha senso per loro nel momento della vita in cui si trovano». Campagnoli ha parlato di come le scuole, dal punto di vista estetico e funzionale, siano spesso progettate come luoghi di reclusione e di come le si costruisca con in mente una distorta concezione di “sicurezza”.

L’idea di scuola di Campagnoli e Mottana può apparire un’utopia dirompente ma, come ha testimoniato il professor Giuseppe Paschetto, moderatore del dibattito, «si può fare». Ed è stata una testimonianza molto concreta e autorevole, perché Paschetto è oggi l’unico italiano nella lista dei 50 top finalists al Global Teacher Prize, il premio ogni anno assegnato al miglior docente del mondo dalla Varkey Foundation di Londra.

Paschetto ha raccontato dell’esperienza che si sta portando avanti alla scuola media di Veglio, «una piccola scuola nel bosco», dove conta «la felicità interna lorda” degli studenti, dove si sono abbattute le pareti per far lavorare i ragazzi in gruppo, dove gli insegnanti sono prima di tutto facilitatori di esperienze e dove la crescita non si misura coi voti e le verifiche. Un esempio reale, insomma, di come anche il cambiamento di quanto ci sembra immutabile è possibile.

La Carta Nazionale del Paesaggio

E’ stata presentata il 14 marzo 2018, al Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo,  la Carta Nazionale del Paesaggio, nata come conclusione di un lungo percorso di lavoro e di riflessione racchiuso negli Stati Generali del Paesaggio del 26 e 27 ottobre 2017. La presentazione è coincisa con la seconda Giornata Nazionale del Paesaggio, promossa dall’Osservatorio Nazionale sulla Qualità del Paesaggio.

Carta Nazionale del Paesaggio

La Carta raccoglie e trasforma le numerose e qualificate riflessioni compiute nelle due giornate di lavoro in un programma per il paesaggio e si rivolge a quanti avranno future responsabilità di governo ai diversi livelli istituzionali indicando una strategia nazionale per il paesaggio.
Assumere la qualità del paesaggio come fondamento dello scenario strategico per lo sviluppo dell’Italia, nel mondo contemporaneo ormai globalizzato, è una grande opportunità oltre a essere la risposta necessaria che le istituzioni e la politica dovrebbero assicurare ai cittadini rispetto alla domanda di ambienti di vita quotidiana capaci di contribuire al benessere individuale e collettivo.

I paesaggi italiani costituiscono uno straordinario fattore di identità per i territori e i loro abitanti. Sono infatti un patrimonio nel quale è possibile leggere il succedersi dei secoli, delle civiltà, della storia e quindi lo svolgersi della vita delle comunità, evidente racconto di “chi siamo e chi eravamo”.

Scopo della Carta nazionale del paesaggio, quindi, è indicare una strategia che, dando piena attuazione ai valori fondamentali espressi nell’art. 9 della Costituzione – “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, coniughi tutela e valorizzazione del paesaggio con forme compatibili di sviluppo durevole, equo e diffuso.
Le azioni programmate si riconoscono in diversi nodi operativi:

  • Promuovere, con una visione di lungo periodo, l’attenzione alla qualità del paesaggio in tutte le politiche pubbliche che incidono sul territorio.
  • Assicurare la centralità e la preminenza del Piano paesaggistico come Costituzione del territorio.
  • Promuovere la cultura del paesaggio quale bene comune per la creazione di una coscienza civica diffusa.
  • Promuovere le tematiche del paesaggio nella formazione universitaria e postuniversitaria, e prevedere percorsi di aggiornamento sulle trasformazioni del paesaggio per l’istituzione di figure specialistiche, in particolare per la Pubblica Amministrazione.
  • Assumere la qualità del paesaggio come scenario strategico per lo sviluppo del Paese e promuovere la riqualificazione del paesaggio come strumento per il contrasto al degrado sociale e alla illegalità.
  • Contrastare l’abusivismo.
  • Prevedere politiche e azioni finalizzate alla valorizzazione del paesaggio rurale, agrario, forestale e naturale.

Fonte: comunicato stampa MiBACT, 14 marzo 2018

Paesaggio come teatro, il webgis nelle scuole

progetto didattico osservatorio biellese paesaggio

Uno strumento digitale per una mappa di comunità 2.0 creata dai ragazzi delle medie. E’ stato completato a giugno 2017 il progetto didattico triennale realizzato dalle classi 3A e 3B della scuola secondaria di primo grado “Nino Costa” di Biella Chiavazza (Istituto Comprensivo Biella II) in collaborazione con l’Ecomuseo Valle Elvo e Serra e l’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio per il trasferimento e la pubblicazione delle esperienze sul paesaggio su un supporto webgis.

L’attività, che rientrava nel progetto Interreg Paesaggio Condiviso, è stato curato dal professor Alberto Zola, con Giuseppe Pidello, Luca Bergero e Alessandro Pastore. Supporto informatico di Micromega Studio, gruppo NetBI.

Paesaggio sonoro e identità

E se chiudessimo gli occhi? E se provassimo a “vedere” con l’udito anzichè con gli occhi? Nel primo dei Sabati dell’Osservatorio abbiamo accettato la sfida di Ted Consoli di Identità Sonore a pensare al paesaggio in un modo davvero poco convenzionale.

I Sabati dell’Osservatorio si tengono a Palazzo La Marmora e sono eventi organizzati con e per i soci dell’Osservatorio. Un momento in cui conoscerci e rafforzare la rete al nostro interno, ma anche l’occasione per incontrare persone o organizzazioni che stanno portando avanti progetti innovativi nel campo del paesaggio.

La città educante: portare la scuola fuori dalla scuola

città educante osservatorio biellese paesaggio

Una scuola senza pareti, destrutturata e fluida come la realtà dentro la quale è immersa. Una scuola che sperimenta nuovi strumenti didattici ascoltando i luoghi, le loro domande inevase, i loro conflitti. Un modello di insegnamento che inverte il processo di apprendimento: l’allievo è portatore di conoscenza, non “consumatore” passivo, i docenti non sono “dispensatori” di sapere ma facilitatori.

Ne parleranno Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli, autori del libro “La città educante. Manifesto dell’educazione diffusa” nella serata che l’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio organizza venerdì 8 marzo, dalle 21, nella sua sede a Palazzo La Marmora.

Modererà il dialogo con gli autori Giuseppe Paschetto, il “prof” biellese che è tra i dieci migliori insegnanti al mondo oggi candidati al Global Teacher Prize che sarà assegnato a fine marzo a Dubai.

«L’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio» spiega la presidente Patrizia Garzena «vuole offrire con questa serata un spunto di riflessione non solo a chi in qualche modo è coinvolto nel mondo della scuola, ma anche ai decisori, a quanti hanno un ruolo nel far sì che i luoghi in cui viviamo siano quello che vediamo. Pensare a una città che educa, significa porsi il problema di riprogettarne gli spazi, affrontarne la gestione in chiave strategica con una visione che superi la dimensione della pur doverosa “manutenzione ordinaria”. La nostra intenzione è che sia una serata per “pensare fuori dagli schemi”, partendo dalla scuola ma per allargare lo sguardo alla comunità e al suo futuro».

Il volume illustra una “seconda via” all’istituzione scolastica attuale. La sua tesi è che si debbano rimettere bambini e ragazzi in circolazione nella società che, a sua volta, deve assumere in maniera diffusa il suo ruolo educativo e formativo. La scuola pensata come una base, un portale ove organizzare attività che devono poi realizzarsi nel mondo reale, tramite un progressivo adeguamento reciproco delle esigenze delle attività pubbliche e private interessate, degli insegnanti e dei ragazzi e bambini stessi, mettendo a punto gli strumenti urbanistici, viabilistici, legislativi e educativi, in senso stretto, per raggiungere lo scopo.

Per informazioni e aggiornamenti sulla serata info@osservatoriodelbiellese.it oppure @osservatoriobiellesepaesaggio su Facebook

Muzzano: laboratorio di partecipazione ispirato alla CEP

municipio di muzzano laboratorio paesaggio

Parlare di paesaggio significa parlare dei luoghi dove abitiamo e di come tutti possiamo avere un ruolo nel gestire le loro trasformazioni.

Seguendo il solco tracciato da altre esperienze avvenute nel Biellese negli anni scorsi, il Comune di Muzzano ha deciso di avviare un laboratorio di partecipazione nel quale i cittadini avranno la possibilità di immaginare come dovrà essere la piazza del loro paese. Il laboratorio, ispirato alla Convenzione Europea del Paesaggio, è organizzato con l’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio e l’Ecomuseo Valle Elvo e Serra, due organizzazioni che hanno un’esperienza concreta dei processi partecipativi applicati al paesaggio

Tra il 2013 e il 2014, infatti, l’Osservatorio ha realizzato il progetto “Paesaggio condiviso“, coinvolgendo gli abitanti e le amministrazioni di Magnano, Verrone e dei comuni svizzeri di Breggia e Castel San Pietro. Un progetto che è stato finanziato dai fondi europei del programma Interreg 2007-2013.

Gli abitanti di Muzzano e tutti coloro che sono interessati all’iniziativa sono invitati sabato 2 febbraio al primo incontro di presentazione del progetto al quale seguiranno altri incontri nei mesi successivi fino a maggio.

Durante l’incontro del 2 febbraio verrà presentato il percorso partecipato che porterà, attraverso il riconoscimento e la comprensione della storia e dell’evoluzione del paese, alle linee di indirizzo per la riqualificazione della sua piazza.

Il laboratorio del Comune di Muzzano è realizzato col contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.

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Monografia sul Piano Paesaggistico del Piemonte

Monografia sul Piano Paesaggistico del Piemonte

Venerdì 18 gennaio 2019 dalle 14.30 alle 17 nell’Aula Magna del Lingotto del Politecnico di Torino si terrà la presentazione del volume “Il Piano paesaggistico del Piemonte – The Landscape plan of Piedmont Region”, numero monografico della rivista “Atti e Rassegna Tecnica della Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino”. Interverranno il delegato del rettore del Politecnico di Torino, Michele Bonino, l’assessore all’Ambiente, Urbanistica, Programmazione territoriale e paesaggistica della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia, la soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Torino, Luisa Papotti, il professore ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica dell’Università degli Studi di Brescia e presidente della Siu (Società italiana degli urbanisti), Maurizio Tira, il professore di Urbanistica del Politecnico di Milano, Carlo Peraboni, gli autori e curatori del volume Claudia Cassatella del Politecnico di Torino e Giovanni Paludi della Regione Piemonte. Modererà l’incontro il direttore della rivista A&RT, Andrea Longhi.

A quasi vent’anni dalla Convenzione europea del paesaggio e più di dieci dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, in Italia si apre una nuova stagione, in cui piani paesaggistici regionali approvati preludono all’implementazione della pianificazione paesaggistica anche a scala locale. Il Piano paesaggistico della Regione Piemonte è uno dei primi piani italiani. Il numero monografico di A&RT illustra il Ppr, la sua impostazione metodologica, la struttura e il funzionamento, il rapporto con le politiche del paesaggio e altri strumenti di settore, l’azione locale, con il contributo di alcuni degli autori del piano (funzionari regionali e ministeriali, studiosi del Politecnico), esperti e professionisti.

Fonte: Ufficio stampa Giunta della Regione Piemonte

E’ nata la Rete degli Osservatori del Piemonte

costituzione rete osservatori paesaggio piemonte

Esiste in realtà dal 2006 ma, dal 7 dicembre 2018, la Rete degli Osservatori del Paesaggio del Piemonte è diventata a tutti gli effetti un’associazione legalmente costituita e con un proprio statuto.

L’assemblea costitutiva si è tenuta al Castello del Valentino a Torino, presenti i rappresentanti e i delegati dei dieci Osservatori del Paesaggio piemontesi. E’ stata eletta presidente della nuova associazione Daniela Bosia dell’Osservatorio del Paesaggio del Mongioie, vice presidente è Diego Corradin dell’Osservatorio del Paesaggio per l’Anfiteatro Morenico di Ivrea mentre Carlo Bidone, dell’Osservatorio del Paesaggio Alessandrino, è segretario generale.

Potete scaricare il Verbale Costituzione Rete degli Osservatori Paesaggio Piemonte e Statuto Rete Osservatori Paesaggio del Piemonte

Le finalità della Rete degli Osservatori del paesaggio del Piemonte riguardano:

  • Proseguire e promuovere le iniziative e le esperienze già condotte dagli Osservatori del Paesaggio del Piemonte nel loro ambito specifico, con particolare riferimento ai risultati di carattere nazionale e internazionale finora ottenuti.
  • Sviluppare sinergie e iniziative per la piena adozione e diffusione a scala regionale della concezione di paesaggio come prevista dalla Convenzione Europea del Paesaggio, con particolare riferimento alla lettura locale della “percezione delle popolazioni”.
  • Promuovere e organizzare attività di conoscenza e sensibilizzazione presso le popolazioni e le Pubbliche Amministrazioni sulle condizioni, i processi di trasformazione e i valori attribuiti ai vari paesaggi: naturali, agrari ed urbani presenti ad ogni scala sui territori piemontesi. A tal fine intende dotarsi di strumenti di valutazione e di monitoraggio degli interventi, considerando la qualità del paesaggio e l’attento uso del suolo quali elementi di fondamentale importanza per la gestione sostenibile delle risorse ambientali locali;
  • Promuovere e organizzare attività formative a partire dai soggetti (operatori, tecnici, associazioni) attivi sul territorio, tenendo conto delle iniziative di trasformazione in atto e delle buone pratiche già presenti e stimolando le procedure di diverso ordine e grado connesse alla adozione degli strumenti di pianificazione paesaggistica nazionali e regionali;
  • Costituire un elemento unitario interlocutore con tutti i soggetti istituzionali per realizzare l’incontro tra le “percezioni delle popolazioni” e le attività degli Enti pubblici a tutti i livelli politici ed amministrativi al fine di sviluppare, a scala locale e regionale, anche in relazione alle attività dell’Osservatorio nazionale per la qualità del paesaggio, quelle forme di partecipazione alle analisi e alle decisioni che appaiono sempre più necessarie alla gestione e al governo del territorio;
  • Promuovere l’attività di studio e di valorizzazione dei beni paesaggistici, culturali ed ambientali attraverso pubblicazioni, mostre e altre iniziative, utili all’incremento di conoscenza del territorio da parte delle popolazioni residenti e dei visitatori interessati.
  • Stimolare il mondo imprenditoriale ed economico a investire a favore di iniziative culturali, sociali e a contenuto didattico/formativo, pubblicamente orientate alla valorizzazione del paesaggio, al controllo del consumo di suolo, allo sviluppo sostenibile e alla maturazione di comportamenti di salvaguardia;
  • Reperire risorse economiche, sotto forma di contributi, finanziamenti e liberalità, utili al perseguimento degli obiettivi dell’Associazione, anche partecipando a progetti finanziati a livello locale, nazionale ed europeo;
  • Monitorare, attraverso l’attenzione degli Osservatori locali, le iniziative urbanistiche ed edilizie pubbliche o private, nonché le trasformazioni agro-forestali incidenti sulla struttura del paesaggio, sia nella fase di progetto che in esecuzione;
  • Promuovere una migliore integrazione delle diverse politiche pubbliche che producono effetti diretti e indiretti sul territorio, orientandole complessivamente a una maggiore tutela e valorizzazione dei paesaggi interessati;
  • Segnalare al costituendo Osservatorio Regionale o direttamente agli Enti regionali preposti le constatazioni e i riscontri prodotti dagli Osservatori componenti la Rete nelle fasi di applicazione dei disposti del Piano Paesaggistico Regionale, nonché le criticità e gli abusi eventualmente operati dagli Enti locali e dai privati;
  • Contrastare, con attività condivise con il costituendo Osservatorio Regionale, gli eventuali interventi sul territorio, a iniziativa pubblica o privata, ritenuti in conflitto o incongruenti col Piano Paesaggistico Regionale, come pure i possibili abusi o inadempienze nell’applicazione del medesimo.

Il patrimonio culturale tra memoria e futuro

Luca Dal Pozzolo libro

Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale in un’ottica inclusiva di aspetti economici e sociali.
Questi i temi della serata che prende spunto dalla presentazione del libro di Luca Dal Pozzolo “Il patrimonio culturale tra memoria e futuro” e che l’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio organizza nell’ambito dell’Anno Europeo del Patrimonio culturale 2018.

La serata si terrà mercoledì 12 dicembre, dalle 21, a Palazzo La Marmora (corso del Piazzo, 19) a Biella. L’ingresso è libero ma, per ragioni organizzative, chiediamo la registrazione online sulla piattaforma EventBrite.

E’ disponibile anche una copia del comunicato stampa inviato ai media del Piemonte.

Con Luca Dal Pozzolo, co-fondatore della Fondazione Fitzcarraldo e direttore dell’Osservatorio Culturale del Piemonte, dialogherà Severino Salvemini, docente all’Università Bocconi, esperto di economia applicata al campo della cultura, delle arti, della comunicazione. Al termine della presentazione del libro ci sarà spazio per gli interventi del pubblico e per un dibattito a più voci.

E’ una serata di confronto, riflessione e networking alla quale l’Osservatorio invita tutti coloro che si occupano di cultura nelle sue varie declinazioni.

L’evento è organizzato dall’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio e dal Centro Studi Generazioni e Luoghi nell’ambito del Polo Culturale del Piazzo.

I temi del saggio di Dal Pozzolo

Il libro si interroga sul senso del patrimonio, materiale e immateriale, sulla sua possibile declinazione al futuro, sulle motivazioni a investire per una conservazione e una valorizzazione che prescindano dal richiamo a un dovere morale di sola erudizione, ma si ancorino alla possibilità di giocare un ruolo tutto contemporaneo – anche negli strumenti di conservazione e comunicazione digitale – di riscoperta della profondità della storia e di disegno di un futuro possibile.

Se si evita la nostalgia di uno sguardo esclusivamente antiquario, il patrimonio potrà rappresentare una risorsa vivente e in opera, un fuoco di convergenza per artisti, operatori della cultura, cittadini, ritrovando la capacità di espressione nei linguaggi della contemporaneità, riconquistando una corrispondenza sentimentale nella quotidianità della società locale.

La domanda sul perché, per chi conservare e valorizzare il patrimonio culturale è l’ordito dei diversi capitoli, la linea di basso continuo e ostinato che attraversa tutte le pagine del saggio e che evidenzia come l’eredità non sia una trasmissione meccanica tra le generazioni, ma fatto culturale profondo, che implica riconoscimento, consapevolezza e cura.

Se il paesaggio è come l’aria

Il paesaggio è un bene sociale di cui prendiamo coscienza poco a poco perché si offre a noi con l’ovvietà e naturalità di essere una delle dimensioni stesse del nostro vivere e muoverci nello spazio. Il bambino inquadra con il proprio sguardo il mondo in cui vive: ciò che vede gli appare come l’unico modo possibile di essere del mondo stesso, e quello è per lui il “paesaggio”.

Il paesaggio è come l’aria. Bene naturale che ci circonda della cui purezza ci preoccupiamo come di una cosa ovvia perché la sua purezza è indispensabile per il nostro benessere e per la nostra stessa sopravvivenza. Ma non ci preoccupiamo dell’integrità del paesaggio con la stessa ovvietà con la quale lo facciamo per l’aria. Come mai? Che cosa hanno in comune l’aria e il paesaggio?

Il fatto che su di essi si può esercitare il possesso. Sia l’aria che il paesaggio sono beni comuni nella loro natura intrinseca: l’azione di uno o di poche persone può danneggiare sia l’aria, sia il paesaggio in modo irreversibile. Si può appestare l’aria con scarichi chimici (quelli delle auto, quelli delle fabbriche) così come si può danneggiare il paesaggio realizzando opere che ledono dei sentimenti sociali condivisi. Talvolta quello estetico attraverso la costruzione di qualcosa che altera una armonia e una coerenza pre-esistenti, talvolta attraverso la cancellazione di segni che rendono quel luogo significativo per la comunità che vi abita.

Paesaggio è una di quelle parole che viene usata sia nel linguaggio comune, sia da “specialisti” come geografi, geologi, paesaggisti, antropologi, urbanisti: qui vorrei tentare di gettare un ponte tra queste due sfere, mettendo a confronto ciò che “paesaggio” significa per gli abitanti dei luoghi e che cosa da esso si aspetta il viaggiatore. Infatti riconoscere il ruolo di ambedue questi soggetti in una prospettiva strategica è un passaggio obbligato per chi, in una forma o nell’altra, riveste un ruolo pubblico ed è tenuto a condurre una politica di governo dei luoghi e del paesaggio.

Il paesaggio e gli abitanti

Il paesaggio per gli abitanti è “un legame immediato con il luogo di appartenenza considerato nel breve cerchio di relazioni che salda tra loro i sentimenti di un complesso di famiglie nella organizzazione sociale fondata sulla condivisione di una cultura al cui centro sta un nucleo di valori essenziali in cui riconoscersi”, secondo una definizione di Ulderico Bernardi.

Questo legame immediato degli abitanti col luogo di appartenenza quando è vivo e consapevole costituisce il nerbo dell’identità della comunità e contribuisce a dare forma alle consuetudini sociali, all’architettura locale, alle modalità con cui si svolge l’attività agricola e di allevamento. Tutte queste attività umane messe in atto dalla comunità locale anno dopo anno, un secolo dopo l’altro, hanno dato ai luoghi una forma “coerente” che chiamiamo paesaggio. Ed è perché le cose sono autentiche e tra loro intonate che l’osservatore esterno coglie un senso di armonia che non di rado egli esprime nel linguaggio comune con l’espressione “bel paesaggio”.

Gli abitanti dunque sono gli infaticabili custodi e modellatori del paesaggio grazie a questo legame immediato con il luogo di appartenenza. Questo ruolo si regge su di un equilibrio antico ma delicatissimo, che non può essere sostituito con un surrogato introdotto dall’esterno.

Qualcuno crede che gli abitanti di un luogo mettano in atto una “intenzione” a curare l’amenità dei luoghi come una gentildonna a curare il proprio giardino. Questo è fuorviante perché il processo attraverso il quale il paesaggio appare “bello” è del tutto diverso. Quando Hans Weiss, direttore della Fondazione svizzera per la tutela del Paesaggio, in un testo del 1975 scriveva: “un abitante nella remota valle ticinese dell’Onsernone, mi spiegò una volta che per lui lo spettacolo dei ripidi fianchi boscosi delle montagne e delle tumultuose cascate non era affatto un paesaggio ma soltanto natura e che per lui non v’era cosa più deprimente”, che cosa vuol dire? Vuol dire che ciò che noi (intesi come osservatori esterni) chiamiamo “bello” non è l’espressione dell’azione intenzionale di un momento dato, ma il risultato sedimentatosi nel tempo di una serie di azioni di governo del proprio contesto compiute nel tempo da parte degli abitanti. (…)

Questo post è tratto dall’articolo di Francesco Alberti La Marmora, pubblicato nel 2004. Questo il testo integrale: Osservando il Biellese idee per un paesaggio accogliente

 

Il paesaggio è tuo: campagna della Regione

campagna regione piemonte paesaggio è tuo

Coinvolgere i cittadini nell’educazione attiva alla tutela dei valori paesaggistici della regione: è l’obiettivo principale della campagna di comunicazione “Il paesaggio è tuo” realizzata dalla Regione Piemonte e illustrata il 25 giugno nel corso di un convegno a Torino.

Un kit didattico, un “origami” sugli Osservatori del paesaggio, il sito web Paesaggio Piemonte, un tabloid, depliant, video, infografiche e cartoline sono gli strumenti dell’iniziativa messa in campo dalla Regione per far conoscere al cittadino i contenuti del piano paesaggistico e della legislazione regionale in materia.

“Il paesaggio sarà un tema cruciale per lo sviluppo del Piemonte nei prossimi anni – ha sostenuto l’assessore all’urbanistica della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia – La scommessa è ragionare in una logica sovracomunale, in cui anche gli elementi visivi del paesaggio vengano tenuti in conto”.

Del resto molti Comuni ci credono, e quest’anno in 330 hanno fatto domanda per accedere ai fondi, oltre a 13 unioni di Comuni: un risultato che indica il radicamento del piano paesaggistico nelle realtà locali.

Gli altri interventi al convegno hanno messo in evidenza l’importanza di rendere il senso di identificazione, coinvolgendo i singoli affinché ciascuno tuteli il paesaggio quotidianamente, nell’ambito di un lavoro che la Regione sta portando avanti da dieci anni per realizzare un percorso culturale condiviso, che sarà il modello per le prossime iniziative e che ha portato a costruire uno strumento che per la sua complessità può essere definito una “Treccani del paesaggio piemontese”.

La rete degli Osservatori del Paesaggio del Piemonte è stata rappresentata al convegno dall’intervento della coordinatrice, Daniela Bosia. Per l’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio ha partecipato Francesco Alberti La Marmora.

Conoscere il piano paesaggistico piemontse

Cartoline dal tuo Paesaggio

Fonte: Ufficio Stampa Regione Piemonte

Giornata del Paesaggio, un po’ di storia

Manifesto Giornata del Paesaggio

Le Giornate del Paesaggio sono diventate tante. Il 14 marzo c’è la Giornata Nazionale del Paesaggio, istituita dal Ministero dei Beni Culturali nel 2017. Nello stesso anno, ma il 20 ottobre, è stato lanciato anche il primo International Landscape Day del Consiglio d’Europa. Nell’archivio dell’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio ci sono documenti che raccontano però anche un’altra storia… partita dieci anni prima.

L’idea di istituire una Giornata del Paesaggio in Italia è nata, nel 2007, all’interno della rete europea degli ecomusei, MondiLocali. Il nostro archivio restituisce il documento, a firma di Giuseppe Pidello, col quale si chiedeva agli ecomusei italiani di aderire alla proposta della Giornata entro il 10 marzo 2007. Stralci di quel documento aiutano a capire la genesi di questa iniziativa che è proseguita, anche se spesso in sordina, fino a oggi.

“Dire che gli ecomusei si occupano di paesaggio” scrive Pidello “parrebbe una banalità, ma sappiamo quanto le due parole – ecomuseo e paesaggio – possano assumere significati diversi e contrastanti. Occorre quindi fare chiarezza, anche alla luce della recente entrata in vigore in Italia, il 1° settembre 2006, della Convenzione Europea del Paesaggio. Vi è infatti una convergenza da non sottovalutare tra la sfida trentennale degli ecomusei per portare il museo fuori dalle pareti di un’istituzione statica ed elitaria, e l’intenzione della Convenzione di portare il paesaggio fuori dalle visioni accademiche che tanto hanno pesato, in Italia come altrove, nella distinzione tra ciò che è bene culturale e ciò che non lo è. Come non riconoscersi, invece, nella definizione contenuta nella Convenzione, che pone la percezione delle popolazioni al centro del concetto di paesaggio, o con l’affermazione che “il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana.” Dal momento che sono molti gli ecomusei che, in varie parti d’Italia e d’Europa, hanno messo in pratica iniziative legate al paesaggio in sintonia con tale visione, si è pensato che sarebbe utile per tutti un evento pubblico che unisca e dia più forza e credibilità, verso le istituzioni e i cittadini, a questi numerosi interventi. L’idea, emersa in occasione di recenti incontri ecomuseali e in parte circolata nelle reti che ci legano, è di istituire una Giornata del Paesaggio, attraverso la quale evidenziare di anno, in anno le azioni che gli ecomusei svolgono per la conoscenza, la tutela attiva e la trasformazione responsabile dei paesaggi in cui si trovano a operare. La prima edizione dovrebbe concretizzarsi, in forma sperimentale nel 2007, in una data del calendario fortemente simbolica come il solstizio d’estate (o il fine settimana più vicino), quando tutti i soggetti potrebbero compiere in contemporanea un gesto comune e di semplice realizzazione, che richiami l’attenzione dei cittadini, dei media e delle autorità sulle azioni che ogni ecomuseo ha svolto o svolgerà in quell’anno per e nel proprio paesaggio. Tra le proposte emerse vi sono: accendere un falò, compiere una passeggiata di esplorazione, lanciare aquiloni o palloncini, piantare un albero, sfalciare un prato. Invito quindi gli ecomusei a dare la loro adesione entro il 10 marzo. Successivamente si creerà un gruppo di lavoro. L’iniziativa è appoggiata e sostenuta dall’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio che riunisce in un piccolo parlamento diversi enti e istituzioni culturali della provincia di Biella e che coordina attualmente la rete piemontese degli Osservatori del Paesaggio”.