Osservatorio del biellese beni culturali e paesaggio

EST-Urbano Fiorire Deserti, serata in parrocchia il 30 giugno

Il cammino di condivisione e partecipazione con gli abitanti del quartiere San Paolo continua con una nuova tappa dopo la passeggiata del 15 maggio.

Giovedì 30 giugno dalle 21.00 incontro in oratorio in via Zara 16 a Biella.

Per conoscere le riflessioni raccolte durante la camminata. Per raccontare i lavori dei ragazzi delle scuole del quartiere. Per ascoltare esperienze di rigenerazione virtuose. Per tracciare insieme le prossime tappe del cammino.

locandina fiorire deserti 30 giugno

Ex Pettinature Riunite: le nostre osservazioni al progetto

Sono tre i nodi attorno ai quali si sviluppano le osservazioni che come Osservatorio del Biellese Beni Culturali e Paesaggio abbiamo presentato all’elaborato progettuale sulle ex Pettinature Riunite di via Carso.

La presentazione delle osservazioni, avvenuta il 2 maggio 2022, ha avuto un antefatto nella riunione che era stata convocata dal Comune di Biella per venerdì 15 aprile 2022 e che aveva come oggetto “incontro sviluppo urbanistica polo urbano”. A quella riunione, inserita nel percorso di programmazione del DUC – Distretto Urbano del Commercio – erano stati invitati e hanno partecipato i delegati di Confersercenti e CNA Biella, la delegazione del Fondo Ambiente Italiano, la sezione provinciale dell’Ordine degli Architetti, l’ANCE, l’Unione Industriale Biellese. Questo è il testo integrale del nostro documento.

Il nodo della partecipazione

L’Osservatorio del Biellese Beni Culturali e Paesaggio sta portando avanti dall’autunno 2021 la campagna EST-Urbano della quale si allega il documento con una sintesi delle motivazioni che l’hanno innescata e degli obiettivi che si vorrebbero raggiungere.
Uno dei presupposti fondamentali su cui la campagna si basa è che ai cittadini, agli abitanti del paesaggio, vengano dati spazi e strumenti per partecipare in modo attivo alle trasformazioni che riguardano i loro ambienti di vita.

L’elemento della partecipazione degli abitanti è uno dei cardini della Convenzione Europea del Paesaggio del Consiglio d’Europa, la Carta sovraordinata rispetto alla legislazione nazionale, a cui l’Osservatorio si ispira fin dagli esordi della propria attività.

In merito all’elaborato progettuale in oggetto, l’Osservatorio chiede quindi all’amministrazione comunale che vengano forniti con urgenza gli spazi e gli strumenti affinché gli abitanti, in particolare i residenti del quartiere San Paolo, possano formulare le loro osservazioni. 
L’Osservatorio chiede inoltre che venga loro riconosciuto il ruolo di esperti in quanto portatori di competenze esclusive circa i luoghi in cui vivono e che come tali possano essere considerati un portatore di interesse al pari di altri enti intermedi giuridicamente organizzati.

Prima di addentrarsi nelle osservazioni puntuali al progetto presentato, riteniamo importante fare ancora una considerazione sul metodo con cui approcciare un progetto di tale portata urbanistica e socio economica: sarebbe importante che al disegno fosse allegata un’analisi storico-urbanistica e ambientale del contesto su cui si interviene, affinché la scelta, fatta formalmente dal Consiglio Comunale e, indirettamente, dalla cittadinanza, possa essere veramente consapevole. Non a caso infatti il Piano Regolatore Generale della città di Biella, riconoscendo il valore specifico di questa porzione di città, subordina l’attuazione delle trasformazioni, consentite dal PRG stesso, a un piano particolareggiato. Questa, a nostro parere, dovrebbe essere la via maestra da perseguire, non solo per l’Ex-Pagano ma per tutto l’asse, sebbene siamo consapevoli che la definizione di un nuovo piano attuativo sarebbe molto onerosa in termini di tempo, riteniamo che un rallentamento delle operazioni, in questo caso, sarebbe da considerarsi non un intralcio allo sviluppo della città, ma un investimento affinché un nuovo sviluppo si possa davvero realizzare.  In assenza di tale piano, sarebbe comunque importante che il Comune stipulasse una Convenzione con i proprietari, utilizzando la possibilità prevista dalla legge regionale, al fine di tutelare gli interessi pubblici relativi a questo luogo. 
 
1.1 Osservazioni di dettaglio: traffico, sicurezza, vivibilità
Da un esame dell’elaborato, si deduce per esempio che il nuovo complesso comporterà ripercussioni sugli aspetti della viabilità e della sicurezza che avranno un impatto del quale i residenti devono poter valutare l’entità, senza che venga loro semplicemente imposto di adattarsi passivamente, senza tener conto delle loro eventuali istanze in merito.

Dalle nostre interlocuzioni informali con gli abitanti del quartiere San Paolo, emerge come già nelle condizioni di traffico attuali la via Carso venga percepita come una “trincea” oltre la quale è molto disagevole e pericoloso spingersi.
Immaginare in quel punto l’ulteriore carico di traffico leggero e pesante di un’area commerciale – con addirittura annesso distributore di carburanti – senza gli adeguati e radicali correttivi, significa generare una cesura ancora più profonda tra il quartiere e le aree verdi sul lato opposto della strada (parco giochi, parco aquiloni, bike park..), spazi di vivibilità preziosi per generazioni differenti, soprattutto in considerazione della presenza nelle immediate vicinanze del costruendo insediamento commerciale di ben due istituti scolastici, di un asilo nido, degli edifici parrocchiali con la piazza del quartiere circondata da abitazioni.
Ciò che sembra decisamente mancare è un ragionamento attorno ai percorsi pedonali e ciclabili che dovrebbero essere elemento guida per la definizione delle scelte progettuali in ambito viabilistico. La scelta di prevedere nuove rotonde in ambito urbano, con caratteristiche idonee alla viabilità di scorrimento e pericolose per pedoni e ciclisti,  non è coerente con l’idea di inserire una pista ciclabile lungo l’affaccio sul torrente: sarebbe meglio adottare soluzioni alternative, ampiamente utilizzate in ambito europeo, quali “piastre pedonali rialzate”, “restringimenti di carreggiata”, “prevalenza visiva dei percorsi pedonali”, ecc. Insomma tutto ciò che potrebbe favorire adeguate connessioni tra l’area oggetto di recupero e le componenti del contesto urbanistico circostante.

Il nodo delle connessioni

L’elemento della viabilità così come emerge dall’elaborato, e come anticipato, evidenzia un altro punto di criticità: quello delle connessioni del nuovo insediamento con il contesto urbano nel quale si innesta.
Connessioni che riguardano diversi livelli di prossimità: i collegamenti tra il nuovo insediamento e il quartiere, in primo luogo, ma anche la relazione con il resto della città e con la sponda verde sul torrente Cervo, un’area oggi del tutto incolta ma che potrebbe diventare, in prospettiva, la sede di un parco urbano con percorsi per le attività outdoor e spazi fruibili dagli abitanti.

2.1 Osservazioni di dettaglio: assenza o insufficienza dei collegamenti ciclo-pedonali
Parlando di connessioni, evidenziamo la mancanza di qualsivoglia forma di passaggio pedonale-ciclabile protetto che consenta un attraversamento sicuro della via Carso e consenta ai residenti di fruire in modo sicuro non solo delle aree verdi sul lato opposto ma, paradossalmente, persino del nuovo insediamento commerciale, che sembra essere destinato a un’utenza esclusivamente automunita. 

Segnaliamo inoltre la mancanza di connessione ciclo-pedonale adeguata e sicura tra il quartiere e il percorso ciclo-pedonale di gronda previsto nell’elaborato, così come evidenziamo l’assenza di un collegamento di viabilità leggera che possa servire, in prospettiva, tra il nuovo insediamento e il resto del centro storico, mettendo in relazione la Stazione San Paolo con il centro. 

Il tracciato ciclo-pedonale riportato sull’elaborato appare del tutto monco. Sembrerebbe essere stato inserito in maniera approssimativa e frettolosa, solo perché richiesto dagli standard urbanistici, ma con scarsa attenzione alla sua reale fruibilità in quanto appare privo di sbocchi o connessioni con percorsi esistenti e del tutto privo di quelle opere accessorie – piazzole di sosta, spazi di aggregazione, arredo – che potrebbero renderlo effettivamente un’opera utile agli abitanti del quartiere e alla città. 
Considerando l’EST-Urbano un sistema connesso e integrato, a nostro avviso quel tracciato ciclo-pedonale dovrebbe essere concepito come la porzione di un futuro collegamento che consenta di partire dalla Stazione San Paolo e raggiungere l’area delle Fondazioni a ridosso del Ponte di Chiavazza con diramazioni verso il centro cittadino e le sponde verdi lungo il torrente.
Un ultimo aspetto che si ritiene utile sottolineare è la forte carenza di aree verdi (a parte le poche marginali presenti nella tavola di progetto), sia in relazione all’obiettivo di ridurre la superficie impermeabile del grande lotto di intervento, che per la sentita necessità di utilizzare il verde come tessuto connettivo e favorire il collegamento con le aree verdi circostanti.

Il nodo della coerenza

Uno dei concetti fondamentali su cui la campagna EST-Urbano si basa è l’unicità coerente dell’area cittadina che, partendo dall’ex Ospedale e arrivando alla stazione San Paolo, ingloba quanto resta del complesso industriale della ex proprietà Rivetti e abbraccia il torrente Cervo con entrambe le sue sponde.

L’Osservatorio ritiene che quest’area – da noi denominata EST-Urbano – non sia una somma incoerente di corpi urbani e aree dismesse ma rappresenti un continuum paesaggistico, pregno dei valori identitari forti della città e del territorio Biellese. 
Il paesaggio dell’EST-Urbano è il “biglietto da visita”, scritto nel paesaggio, di ciò che Biella è stata ed è nell’immaginario diffuso. Se cancelliamo quei luoghi e con essi i valori (sociali, economici, storici) che rappresentano, avremmo contribuito a demolire alcuni degli elementi fisici, tangibili che supportano la narrazione di “Biella città della lana e del tessile”. 
L’EST-Urbano non solo è coerente al proprio interno ma è coerente e connesso altresì con l’area che va dal Ponte della Maddalena al Ponte di Chiavazza – quella che abbiamo definito “delle fondazioni” – di cui costituisce un naturale completamento. 
Nell’arco di pochi chilometri, sulla riva del medesimo torrente, dentro la stessa città, si trova dispiegata la storia dell’industria tessile dal Settecento al Novecento, con esempi di soluzioni ingegneristiche e architettoniche eccezionali nel panorama italiano e, per ampiezza e omogeneità, presumiamo rare anche a livello europeo. 
Un tratto distintivo potente che rappresenta, a nostro avviso, una grande opportunità per il presente e il futuro di Biella e che rischia invece la banalizzazione – estetica e funzionale – trasformandosi nell’ennesima area commerciale, tristemente identica a migliaia di cloni sparsi in tutte le periferie della provincia italiana, in un momento storico, peraltro, nel quale il declino del modello commerciale basato sulla GDO e gli agglomerati commerciali generici è ormai conclamato e documentato da studi autorevoli.

L’elaborato in oggetto sarà dunque coerente con quanto consentito dall’attuale Piano Regolatore – sebbene necessiti di una “deroga” per la approvazione nelle forme previste – avrà pure ricevuto il benestare della Soprintendenza, sicuramente è accettabile dal punto di vista formale e soddisferà i legittimi interessi dei proponenti l’investimento ma rappresenta, a nostro avviso, il primo, inesorabile passo per demolire l’unicità straordinaria e coerente dell’EST-Urbano.

L’impatto dei parcheggi a vista previsti dall’elaborato – peraltro una scelta progettuale datata, non in linea con l’approccio contemporaneo che detta di interrare i posti auto della GDO – e l’impatto visivo del distributore di carburante sullo skyline della città, rappresentano a nostro avviso un punto di scadimento qualitativo senza ritorno.

La provincia italiana è piena – e qui aggiungiamo l’avverbio “purtroppo” – di tali “progetti accettabili” che hanno fatto piazza pulita della memoria dei luoghi e degli ambienti di vita delle comunità per sostituirli con non-luoghi del consumo in una logica di mercato miope. Biella da questo punto di vista non fa eccezione: quello cui oggi assistiamo non è che l’episodio più recente in ordine di tempo in cui la Politica ha derogato al proprio ruolo per assecondare o ossequiare il mercato, a scapito di una visione di qualità complessiva della città. 

Per inciso, inoltre, non possiamo esimerci dal notare lo “strabismo” col quale, da un lato, l’amministrazione comunale cittadina supporta un piano di rigenerazione dei vuoti commerciali creatisi negli anni recenti lungo la strada Trossi e, dall’altro, peraltro lungo lo stesso asse viario, consente che si ricreino le condizioni che quei vuoti hanno generato. Essendo stato l’Osservatorio individuato da Fondazione Biellezza come partner nel monitoraggio del futuro andamento del progetto Trossi, ci sembra utile mettere in luce anche questa “incoerenza di scenario”. 

Se la Politica è da intendersi come il “governo della polis”, poche altre scelte hanno una pregnanza così profondamente e radicalmente “politica” come quelle che riguardano le trasformazioni del paesaggio. Se l’adeguamento puntuale degli strumenti urbanistici della città alle trasformazioni dello scenario locale e globale fosse stata ritenuta una priorità da perseguire con costanza, forse oggi non saremmo qui a scrivere questo documento.

Ed è dunque a questa Politica con la maiuscola, che l’Osservatorio oggi fa appello affinché l’amministrazione comunale non si accontenti di ciò che sulla carta è accettabile ma abbia il coraggio di cambiare il passo, di volare più in alto, tenendo presente che, laddove i progettisti di questo elaborato hanno inserito i loro margini indistinti e bianchi, c’è una comunità della cui storia è responsabile.

Quadro di riepilogo delle osservazioni
  • Richiesta di avviare con urgenza una adeguata consultazione dei residenti del quartiere San Paolo sull’elaborato in oggetto affinché le loro competenze specifiche e uniche di abitanti di quel paesaggio possano essere prioritariamente tenute in conto.
  • Segnalazione del pesante impatto sulla viabilità della via Carso del traffico leggero e pesante che sarà generato dal nuovo insediamento. La strada già oggi ha un transito notevole, specie in alcune fasce orarie, essendo una delle direttrici che portano dentro il centro cittadino.
  • Segnalazione dell’urgenza di prevedere pertanto attraversamenti ciclo-pedonali della via Carso sicuri in virtù del fatto che, sul lato opposto al nuovo insediamento commerciale, ci sono due edifici scolastici, un asilo nido e, a poche centinaia di metri, la parrocchia con la piazza ed edifici sede di numerose attività in tutte le stagioni dell’anno.
  • Segnalazione dell’inadeguatezza del percorso ciclo-pedonale di gronda, così come disegnato nell’elaborato, a garantire una connessione sicura e soprattutto fruibile per gli abitanti.
  • Segnalazione del forte impatto visivo dell’area parcheggi completamente priva di qualsiasi schermatura.
  • Segnalazione della totale inappropriatezza dell’insediamento di un distributore di carburanti a ridosso di quello che dovrebbe essere il percorso ciclo-pedonale, a due passi da aree verdi e parchi giochi. Un vero e proprio “corpo estraneo” laddove sarebbero auspicabili invece spazi di ristoro all’aperto o arredo urbano a misura di famiglie e di bambini.
  • Segnalazione della forte carenza di aree verdi all’interno del comparto di progetto.

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Fiorire Deserti, la gallery della passeggiata

La partecipazione può avere l’aspetto giocoso di una passeggiata in un pomeriggio di maggio, col cielo biellese che minaccia pioggia ma la voglia di stare insieme e, insieme, di far sentire la propria voce sul paesaggio che abitiamo.

Domenica 15 maggio 2022 la campagna EST-Urbano dell’Osservatorio del Biellese Beni Culturali e Paesaggio si è trasformata in “Fiorire Deserti”, un’esplorazione di sensibilizzazione per capire, sentire e immaginare gli spazi a est della città, organizzata, in modo entusiasta e impeccabile, dalla Parrocchia di San Paolo.

Tre i gruppi che sono stati accompagnati lungo un percorso in quattro tappe, dal parcheggione di via Cernaia fino al fondo alla via Carso, nel giardino a ridosso della Stazione San Paolo. All’ultima fermata ai partecipanti – adulti e bambini – è stato chiesto di compilare un questionario che farà da supporto alle prossime tappe del processo partecipativo di cui la passeggiata è stato l’esordio. I narratori-guida della giornata sono stati Pier Giorgio Clerici, Emilio Casoli, Roberta Antonelli mentre l’accoglienza all’ultima tappa è stata affidata a Marco Secchia. Tanti i volontari coinvolti nella giornata e a ciascuno di loro va il nostro grazie.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e, insieme agli organizzatori, hanno accettato di mettersi in gioco, ognuno con la propria esperienza e competenza, per riflettere e immaginare insieme una città possibile. Chi abita un paesaggio è l’esperto più importante di un dato luogo, quello che andrebbe sempre chiamato in causa e sentito perché è l’unico a poter portare nella progettazione di uno spazio, un punto di vista unico e insostituibile.

«E’ necessario rovesciare radicalmente la gerarchia della progettazione dei luoghi: partire sempre dalla vita delle persone, dedicarsi poi allo spazio pubblico e condiviso e, solo alla fine, agli edifici, gli ultimi cui dovremmo prestare attenzione»

Jan Gehl, urbanista, in Making cities for people

Il calendario di EST-Urbano

La campagna EST-Urbano è un percorso di partecipazione in progress. Qui raccogliamo le date degli eventi a regia dell’Osservatorio del Biellese Beni Culturali e Paesaggio accanto a quelli organizzati in collaborazione con i nostri soci o altre organizzazioni.

30 giugno 2022

15 maggio 2022

7 maggio 2022

Iniziativa rinviata a nuova data

30 marzo 2022

27 marzo 2022

16 febbraio 2022

9 febbraio 2022

Fiorire Deserti: passeggiata con gli abitanti dell’EST-Urbano

Domenica 15 maggio 2022 grazie all’organizzazione della Parrocchia di San Paolo la campagna EST-Urbano diventa “Fiorire Deserti”: una passeggiata di sensibilizzazione per capire, sentire, immaginare il paesaggio insieme ai suoi abitanti.

est-urbano-parrocchia-san-paolo-fiorire-deserti

Ivrea come case history: gli interventi di Redolfi e Ardissone

Come è stato possibile trasfomare gli edifici dismessi dell’epoca Olivettiana in un innovation hub dove la storia e valori dei luoghi si coniugano con il fare impresa?

Nell’ambito della campagna EST-Urbano abbiamo ospitato il 30 marzo 2022 gli interventi di Alberto Redolfi, architetto urbanista, e di Andrea Ardissone, presidente di ICONA srl.

Alberto Redolfi, architetto e urbanista

Andrea Ardissone, presidente ICONA srl

Puoi rivedere lo streaming dell’intero webinar e le clip del dibattito sul canale YouTube dell’Osservatorio.

«Immaginiamo una domenica sul Cervo in un paesaggio che ridiventa di tutti»

Facciamo un piccolo esercizio di immaginazione insieme: è stato strano arrivare fino a questo guado – con un clima mite come oggi, alla domenica mattina, in questa strada di campagna sul bordo fiume – senza incrociare nessuno.

persone che camminano in una pianura verde cervo biella
guardo torrente cervo biella


Immaginiamo invece che a Biella, in una domenica mattina di fine marzo, la gente è qui sul fiume, i bambini giocano, persone sedute leggono, qualcuno suona, si mangia qualcosa in un piccolo chiosco perché è quasi ora di pranzo, c’è una piazzola dove fermarsi, si possono mettere i piedi nell’acqua, e cose del genere. Si può arrivare fino a qui – al guado sotto la tangenziale – e risalire dall’altra riva, c’è una passerella, si arriva sotto agli ex-Rivetti, si sale passando sotto la ferrovia e vicino alle cascine – di cui ci hanno raccontato prima – e si esce praticamente a ridosso del centro della città.

«Questa è una visione che contrasta molto con la realtà che abbiamo davanti»


La sostanza è che il Cervo per la città è un “rimosso”, non esiste più da quando le fabbriche che ci stanno sopra hanno chiuso, non è una risorsa e tanto vale chiuderne l’accesso, come abbiamo visto qui accanto.
Il fiume entra nel racconto pubblico solo per gli eventi traumatici, quando va in piena e distrugge qualcosa diventa “il nemico”: passano due mesi di delirio in cui “bisogna fare qualcosa” di fronte ad un pericolo, ed allora già il fatto di considerare un fiume “pericoloso” è un problema per la città, dopo la storia di anni di relazione produttiva con esso.

Ciò che stiamo cercando di fare con queste iniziative, come Spazio HYDRO e come artisti, è di ribaltare questa narrazione del fiume come “nemico”. Ma cosa può voler dire diventare “amici” di un fiume?


Può sembrare surreale diventare amico di una entità come il Cervo. Ma si può fare ed è necessario immaginarne una relazione diversa.
Prima cosa devo conoscerlo, arrivarci vicino (come oggi), vedere quanta difficoltà faccio per entraci dentro, ma anche capire se ho voglia di conoscere dove è, come è fatto, raccoglierne delle pietre, conoscerne la storia, metterlo in relazione con la città e con le fabbriche…
Da qui passa un processo diciamo di “ri-socializzazione” per riportare i cittadini a viverne le sponde. Un passo fondamentale è riconsiderarlo in maniera diversa. Non più un oggetto, una risorsa da sfruttare, in cui prendevo quello che mi serviva e spesso ci buttavo i miei rifiuti, ma trasformarlo in un soggetto, un attore di cambiamento sul territorio, in qualche modo un “collaboratore” rispetto a come noi viviamo la città e come dovremmo svilupparla, una voce da ascoltare e da prendere in considerazione. Un bene comune, inteso come un soggetto di cui avere rispetto ed elemento necessario per vivere meglio tutti.

È necessario uno sforzo di immaginazione che parte da ciò che stiamo facendo ora: cambiare l’approccio con il Cervo, che poi diventa metafora del cambiamento di rapporto con tutto l’ambiente, includendolo nei discorsi di sviluppo territoriale, di promozione della qualità di vita urbana, degli spazi e delle relazioni che frequentiamo. Crediamo che l’essenza sia questa.

Intervento di aaron inker (pseudonimo di Nicholas Ferrara, artista e operatore culturale tra i fondatori di Spazio HYDRO Biella), realizzato durante la camminata lungo le sponde del torrente Cervo domenica 27 marzo 2022. L’escursione ha avuto luogo all’interno del weekend “River as a common. Il fiume come bene comune e i suoi diritti” del festival FLUVIALE. Arte, ambiente e ricerca sociale a cura di Spazio HYDRO. La camminata è stata una tappa della campagna EST-Urbano alla quale hanno partecipato come “narratori” dei paesaggi attraversati Giovanni Vachino, Michele Cerruti But, Pier Giorgio Clerici, Andrea Polidori, Nicholas Ferrara e Annalisa Zegna.

Salvare l’anima delle ex Fabbriche Rivetti

Le ex Fabbriche Rivetti, luogo cruciale della campagna EST-Urbano, sono state raccontate da un servizio del giornalista di RAI3 Piemonte, Vanni Caratto, andato in onda giovedì 17 marzo 2022 nella trasmissione Buongiorno Regione.

Il servizio si apre con l’intervista a Pier Giorgio Clerici del Centro Documentazione Camera del Lavoro che, figlio e nipote di operai dell’ex Rivetti, ha egli stesso lavorato all’interno del grande complesso di via Carso. Pier Giorgio apre con una dichiarazione che meglio di tante altre sintetizza il percorso che abbiamo messo in moto con EST-Urbano

«E’ importante salvare l’anima, lo spirito di questi luoghi. Perché sennò è ammazzare la città»

Pier Giorgio Clerici, centro documentazione cgil biella

La clip completa del servizio di Vanni Caratto è disponibile sul sito di RaiNews.

EST-Urbano: qual è la nostra Agenda

Cosa pensiamo

  • EST-Urbano non è una somma incoerente di aree dismesse e interstizi di città, bensì è un sistema urbano unico e come tale va guardato, capito, immaginato.
  • Il sistema dell’EST-Urbano contiene, scritti nel paesaggio, i valori della città laniera che Biella è stata nella Storia.
  • Sono luoghi che parlano di lavoro, di imprenditorialità, di conquiste sociali, di diritti. Valori di cui il presente (e il futuro) hanno ancora bisogno.
  • Le due rive verdi e il torrente sono un valore ambientale. Un’area di natura in città che può diventare una risorsa tutta da vivere.

Agenda

– Raccogliere contributi metodologici, strumenti di analisi, buone prassi da esperti di rigenerazione urbana e territoriale, da restituire attraverso eventi e iniziative per pubblici specializzati o generici.

– Raccogliere e promuovere buone prassi imprenditoriali che coniughino innovazione, sostenbilità, responsabilità sociale.

– Sostenere un processo culturale che metta in luce i valori storici, sociali, ambientali dell’EST-Urbano e dell’industria manifatturiera che ha plasmato il paesaggio di Biella.

– Costruire uno spazio terzo, super partes, di dibattito e riflessione per i portatori di interesse pubblici e privati, adoperandoci affinchè EST-Urbano entri nelle loro agende.

Cosa vogliamo

  • Che il sistema EST-Urbano diventi un esempio di riqualificazione e rivalorizzazione del paesaggio industriale di Biella e del Biellese.
  • Che il sistema EST-Urbano sia un luogo attrattivo per chi vuole fare impresa di qualità, sostenibile nel tempo, attenta al contesto sociale e umano.
  • Che il sistema EST-Urbano diventi un luogo accogliente, fruibile e possa migliorare la qualità della vita di chi lo abiterà.
  • Che il progetto finale sull’EST-Urbano, qualunque esso sia, nasca dalla città, dalla condivisione più ampia possibile delle visioni, dei bisogni, degli sguardi.

Cosa non vogliamo

  • L’approccio “spezzatino”: ogni elemento – aree dismesse, singoli edifici, zone verdi, torrente –   gestito come fosse staccato da tutto il sistema, senza coerenza, senza una visione complessiva.
  • Le operazioni immobiliari mordi-e-fuggi di bassa qualità che hanno un doppio effetto: degradano per sempre il valore del sistema e dell’intera città, rischiano di trasformarsi in nuove aree dismesse nel giro di pochi anni.
  • Il basso livello di attenzione della comunità che consente a operazioni immobiliari di scarsa qualià di compiersi e arriva persino a giustificarle quasi fossero un “male minore” o una sorta di inevitabile destino, davanti al quale non possiamo far altro che alzare le mani.
  • La visione “passatista” nostalgica per cui tutto deve essere museificato o quella “iper-vincolistica” per la quale tutto deve restare intoccato e intoccabile.

EST-Urbano Agenda in pdf sfogliabile

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EST-Urbano: rivedi la tavola rotonda

Capire i luoghi del sistema EST-Urbano partendo dalla prospettiva di chi li abita o ci lavora. Questi i temi della seconda serata di EST-Urbano Momento Zero 16 febbraio 2022.
Alla tavola rotonda digitale sono intervenuti Luca Guzzo (Confederazione Nazionale Artigianato), Angelo Sacco (Confersercenti), Vittorio Porta (Ordine Provinciale degli Architetti), Franco Panuccio (Collegio Costruttori ANCE Biella), Davide Furfaro (delegazione FAI Biella), Nicholas Ferrara (Better Places aps/Spazio Hydro), Mauro Vercellotti (UCID Biella). Inoltre Paola Bacchi ha presentato gli esiti del concorso di idee sull’ex Ospedale realizzato nel 2013 mentre Andrea Polidori, vice presidente dell’Osservatorio, ha parlato dello studio di fattibilità del Parco Fluviale del cui gruppo di lavoro aveva fatto parte. La serata è stata moderata dal professor Paolo Castelnovi.

EST-Urbano: rivedi gli interventi di Brustio e Castelnovi

Dalla Stazione San Paolo all’ex Ospedale: quali sono le tutele che riguardano il sistema EST-Urbano di Biella. E perché si deve parlare di “sistema”?
RIVEDI GLI INTERVENTI DELL’ONLINE TALK DEL 9 FEBBRAIO 2022 SUL CANALE YOUTUBE
– Paolo Castelnovi,  docente di progettazione urbanistica e pianificazione territoriale al Politecnico di Torino fino al 2012, coordinatore di numerosi strumenti tra cui i PPR del Piemonte e il PTP della Valle d’Aosta.

Marina Brustio, architetto, funzionario di zona per la tutela monumentale e paesaggistica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara, Vercelli e VCO.




Q&A e dibattito finale

EST-Urbano: un percorso condiviso e plurale

Mercoledì 9 febbraio si è aperta la campagna EST-Urbano con il primo online talk. Questa è l’introduzione della presidente dell’Osservatorio del Biellese Beni Culturali e Paesaggio alla serata. La registrazione di tutto il talk è disponibile sulla pagina Facebook dell’Osservatorio e presto saranno disponibili i video dei singoli interventi sul nostro canale YouTube.

«Comincio col dirvi cosa vorremmo fosse EST-Urbano. Vorremmo fosse una campagna di sensibilizzazione e riflessione condivisa sul futuro di quella parte della città di Biella che va dall’ex Ospedale alla stazione San Paolo.

La nostra idea di EST-Urbano la vedete nel logo che abbiamo scelto per questa campagna.
In questo logo i tre colori indicano il fiume, le aree verdi lungo le sue sponde e i “corpi urbani” che sono, a partire dall’alto il vecchio Ospedale, le ex Pettinature, gli Ex Rivetti fino all’ultimo riquadro giallo che è la stazione ferroviaria.
Da questa rappresentazione si capisce come EST-Urbano sia un sistema. Non una semplice somma di oggetti. E questa complessità chiede, a nostro avviso, uno sforzo di comprensione, esplorazione, immaginazione che deve andare oltre le singole “scatole vuote” – permettetemi di chiamarle così – e i singoli progetti su quelle “scatole vuote”.

Quando dico “a nostro avviso” parlo a nome dell’Osservatorio del Biellese Beni Culturali e Paesaggio che è il promotore di EST-Urbano e del processo partecipativo condiviso che inizia questa sera e che ha già una seconda tappa vicinissima, la tavola rotonda di mercoledì 16 febbraio alle 21 alla quale siete invitati.

Questo cui state partecipando infatti non è un convegno che si chiuderà nel momento in cui spegneremo il computer.
Vorremmo fosse invece l’avvio di un percorso di dialogo e riflessione a più voci con l’obiettivo di alzare il livello, alzare lo sguardo, come fossimo anche noi dei droni, per provare insieme a capire e immaginare quali opportunità per la città di Biella contenga il sistema dell’EST-Urbano.

L’Osservatorio non è nuovo a questi processi. Esistiamo dal 1998. Siamo un’organizzazione del terzo settore che ha al suo interno associazioni, fondazioni, soggetti che sono espressione della società civile e sono impegnati, a vario titolo, nel campo del paesaggio e dei beni culturali.

Il paesaggio è lo spazio dentro il quale viviamo tutti insieme. E’ così che lo intendiamo all’Osservatorio. E’ così che facciamo nostri i principi della Convenzione Europea del Paesaggio del Consiglio d’Europa che è il pilastro delle nostre azioni. Anche della campagna che inizia stasera.
Se fossimo in un altro contesto, definirei il paesaggio la biosfera, cioè quella fascia di atmosfera terrestre che contiene la vita e tutto quello che conosciamo. Paesaggio è tutto. Paesaggio è tutti. E come tale la responsabilità delle sue trasformazioni appartiene alla comunità, agli abitanti, a noi.

EST-Urbano vorremmo si sviluppasse attraverso tre azioni: capire, sentire, immaginare. Stasera partiamo dall’azione del capire.
Capire quali sono le tutele che la normativa prevede per questa area della città. Capirne la specificità e l’unicità che vanno di pari passo.
Per aiutarci in questa comprensione, l’Osservatorio ha invitato l’architetto Marina Brustio che è il funzionario di zona per la Soprintendenza e il professor Paolo Castelnovi che ha insegnato pianificazione territoriale al Politecnico di Torino e che ha tra l’altro partecipato alla stesura del Piano Paesaggistico Regionale.

Come vi dicevo, questo non è un convegno. E aggiungo anche un’altra cosa per sgombrare subito il campo da possibili fraintendimenti.
Lo so che viviamo in un’epoca dove si ricorre troppo spesso alle semplificazioni e lo si fa purtroppo non con l’obiettivo di “rendere semplice” ma col risultato di “banalizzare” e di “categorizzare” in un modo che è divisivo e sterile.
Quello che parte stasera vorremo fosse un percorso complesso, aperto e plurale – faticoso, lento ma coraggioso – nel quale l’Osservatorio mette a disposizione la sua esperienza in fatto di approccio metodologico, di contatti, di competenze.
Non è il Comitato del No o il Comitato del Sì.
Noi non vogliamo dire sì o no, perché non è il nostro lavoro.

Noi vorremmo però che i Sì e i No nascessero da un coinvolgimento di tutte le voci che è possibile coinvolgere in questo momento. Che nascessero dalla città, dalle forze creative dei suoi abitanti e dei rappresentanti.

Perché il paesaggio è un po’ come l’aria per la biosfera. Una volta tolto non c’è più alcuna possibilità di recuperarlo. Una volta bruciato è perso per sempre.
Ecco, noi come Osservatorio crediamo che per Biella questa di immaginare il futuro dell’EST-Urbano sia invece un’occasione storica decisiva da non bruciare. Del resto, siamo stati designati città creativa e questo dà a tutti una responsabilità ma anche delle straordinarie opportunità da non sprecare. Grazie a tutti e siete tanti stasera. Tutti portatori di tanti sguardi diversi. Non potremmo cominciare dunque il nostro percorso in un modo migliore».

Presidente-Osservatorio-Biellese-Paesaggio-EST-Urbano-9-febbraio-2022

EST-Urbano Momento Zero 9 – 16 febbraio

Mercoledì 9 febbraio 2022 – 21.00

Dalla Stazione San Paolo all’ex Ospedale: quali sono le tutele che riguardano il sistema EST-Urbano di Biella. E perché si deve parlare di “sistema”?
ONLINE TALK CON
– Paolo Castelnovi,  docente di progettazione urbanistica e pianificazione territoriale al Politecnico di Torino fino al 2012, coordinatore di numerosi strumenti tra cui i PPR del Piemonte e il PTP della Valle d’Aosta.

Marina Brustio, architetto, funzionario di zona per la tutela monumentale e paesaggistica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara, Vercelli e VCO.

EST-Urbano Momento Zero 9 febbraio – Intervento di Paolo Castelnovi

EST-Urbano Momento Zero 9 febbraio – Intervento Marina Brustio

EST-Urbano Momento Zero 9 febbraio – Q&A e dibattito dopo gli interventi di Brustio e Castelnovi

Mercoledì 16 febbraio 2022 – 21.00

Capire i luoghi del sistema EST-Urbano partendo dalla prospettiva di chi li abita o ci lavora.
Prima tavola rotonda con le associazioni, gli ordini professionali, le organizzazioni di categoria, i cittadini. Sono intervenuti Luca Guzzo (Confederazione Nazionale Artigianato), Angelo Sacco (Confersercenti), Vittorio Porta (Ordine Provinciale degli Architetti), Franco Panuccio (Collegio Costruttori ANCE Biella), Davide Furfaro (delegazione FAI Biella), Nicholas Ferrara (Better Places aps/Spazio Hydro), Mauro Vercellotti (UCID Biella). Inoltre Paola Bacchi ha presentato gli esiti del concorso di idee sull’ex Ospedale realizzato nel 2013 mentre Andrea Polidori, vice presidente dell’Osservatorio, ha parlato dello studio di fattibilità del Parco Fluviale del cui gruppo di lavoro aveva fatto parte. La serata è stata moderata dal professor Paolo Castelnovi.

EST-Urbano Momento Zero 16 febbraio – Il live della Tavola Rotonda

Area via Carso-Cervo a Biella: apriamo uno spazio di riflessione allargata

Trasformazioni urbane e operazioni immobiliari che interessano in particolare quella parte di Biella, compresa tra il torrente Cervo e la via Carso, nella quale si concentrano alcuni dei maggiori “vuoti” dismessi della città: dal complesso delle Pettinature Riunite, all’area degli ex Rivetti, agli stabili del vecchio ospedale.
Ne abbiamo letto sui media locali in questi mesi, abbiamo ascoltato le interessanti riflessioni emerse dalla XV Tavola Rotonda di UCID il 4 dicembre, siamo stati coinvolti e interpellati su questi temi da un gruppo di cittadini che hanno a cuore il futuro della città e che si pongono interrogativi cui, a nostro avviso, è necessario dare risposte.

Le volumetrie dismesse che insistono nell’area tra la via Carso e il Cervo non sono soltanto “scatoloni vuoti” tra i tanti che le crisi dell’ultimo decennio hanno disseminato nelle aree urbane della pianura Padana e nel resto d’Europa. Quei “vuoti” sono anche memoria e identità. Sono una parte dello spazio di vita quotidiano di tante persone che in quella parte di città abitano, lavorano, transitano. Le città sono spazi umani, mondi di relazioni in continua evoluzione. Come organismi viventi le città si trasformano, cercando sempre nuovi equilibri e assumendo forme differenti per adattarsi a un contesto che, come la pandemia ci ha confermato, ha i confini del Pianeta.

Dal nostro punto di osservazione, riteniamo che le trasformazioni del paesaggio non vadano semplicemente “lasciate accadere”, bensì vadano governate con una visione e obiettivi di ampio respiro. Lasciare che sia soltanto il mercato a governare le trasformazioni urbane può rivelarsi una scelta fragile e rischiosa sul lungo periodo.

Basta salire in macchina e percorrere la Trossi per avere sotto gli occhi la conferma dei limiti di questo tipo di approccio.
Quando dieci anni fa gli store sulla statale per Vercelli si moltiplicavano e fiorivano, tutti sarebbero stati pronti a scommettere che quello fosse il modello vincente. Ma è bastata l’onda d’urto di una crisi cominciata in una banca dall’altra parte dell’Oceano a cambiare del tutto le carte in tavola. Oggi la sequela di attività commerciali dismesse lungo la Trossi e le altre strade di accesso a Biella dovrebbe farci riflettere sull’eventualità di reiterare in modo pedissequo scelte delle quali abbiamo già sotto gli occhi la caducità.

L’era dei supermercati del resto sta tramontando negli Stati Uniti, dov’era nata, e non possiamo illuderci che sia eterna in Europa. E’ dunque il momento di sterzare, tutti insieme, verso nuove direzioni.

Per questo l’Osservatorio del Biellese Beni Culturali e Paesaggio si auspica che questa stagione di trasformazioni urbane e operazioni immobiliari diventi un’occasione nella quale la comunità riflette, si interroga e si dà risposte su un’idea di futuro il più condivisa possibile.

L’Osservatorio ritiene pertanto urgente avviare su questi tempi un percorso di confronto ampio e multiforme. Siamo quindi disponibili a proporci come luogo virtuale nel quale tutte le voci che vogliono confrontarsi sulle trasformazioni urbane della città possano avere uno spazio per farlo.

L’Osservatorio mette a disposizione la propria esperienza ventennale e la propria rete di contatti, sollecitando in primo luogo i propri soci a farsi parte attiva nella costruzione di momenti di riflessione condivisa che partiranno già a gennaio con una serie di iniziative di cui daremo presto comunicazione.

Lettera aperta dell’Osservatorio del Biellese Beni Culturali e Paesaggio ai cittadini biellesi, 20 dicembre 2021

Biellese-Salento: esperienze e sguardi a confronto nella Giornata del Paesaggio

Uno sguardo in diagonale, dalle Alpi al Capo d’Otranto, con l’obiettivo comune di parlare di paesaggio e di partecipazione civile nei processi di trasformazione dei luoghi in cui viviamo.

Domenica 14 marzo 2021 nella Giornata Nazionale del Paesaggio, istituita dal MIBAC, abbiamo avuto la gradita opportunità di partecipare al webinar organizzato dai Poli biblio-museali di Lecce, Brindisi e Foggia con Esac Euromediterranean Seascapes Archaelogy Center e Università del Salento all’interno del ciclo “Paesaggi di Puglia. Della natura e delle genti. Dell’antico e dell’oggi”. Il vice presidente dell’OBBCP, Andrea Polidori, ha presentato un intervento sulle esperienze di partecipazione nella riqualificazione del paesaggio nel quale ha evidenziato le buone pratiche emerse durante i laboratori a Magnano e a Muzzano. Il webinar integrale è disponibile sulla pagina Facebook del Museo di Castromediano-Lecce.

Segui, partecipa, cambia

esplorazioni del paesaggio magnano verrone biella

Le grandi trasformazioni cominciano coi piccoli gesti. Se ci tieni all’ambiente in cui vivi, se vorresti poter dire la tua sulle scelte che riguardano l’organizzazione degli spazi nel tuo territorio, se credi che i cambiamenti attorno a te vadano governati e non semplicemente delegati alle “autorità competenti”, unisciti a chi lavora per il paesaggio. Vai alla pagina Sostienici per capire come puoi fare la tua parte. Il paesaggio e l’ambiente coincidono. Ma dentro il paesaggio non c’è solo la natura, ci sei tu.

Periferie e spazi dismessi: quali sfide, quali prospettive

Che cosa rappresenta la periferia oggi? E’ solo un concetto urbanistico o una dimensione sociale e culturale?
Che cosa sta accadendo ai “gusci” vuoti che il precedente paradigma economico ci ha lasciato in eredità? E’ possibile creare un ponte tra questi relitti e le nuove generazioni alla ricerca di spazi per le loro attività?

L’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio organizza due momenti di incontro, riflessione e dibattito su questi temi che toccano da vicino il Biellese e il suo assetto futuro.

Venerdì 4 ottobre in serata sarà ospite dell’Osservatorio il sociologo e docente universitario Agostino Petrillo, mentre sabato 5 al mattino interverranno l’architetto Roberto Tognetti, coordinatore nazionale di IperPiano, co-autore del libro “Riusiamo l’Italia” e l’urbanista Giovanni Alifredi, coordinatore IperPiano Piemonte e Valle d’Aosta.

Due giornate con un denominatore comune e l’obiettivo di portare elementi nuovi nel dibattito sul presente e sul futuro di Biella. Perché il paesaggio è ovunque e ciascuno di noi è responsabile, per la sua parte, di quello che ne viene fatto.

La periferia nuova. Disuguaglianza, spazi, città
Dibattito col sociologo Agostino Petrillo | Venerdì 4 ottobre | ore 21.00

Riusare il paesaggio o paesaggio del riuso?
Riflessione e discussione con Roberto Tognetti e Giovanni Alifredi |Sabato 5 ottobre | ore 10.00

Entrambi gli eventi si svolgono a Palazzo La Marmora in corso del Piazzo 19 a Biella. Ingresso gratuito.

Una città che educa: utopia possibile

città educante osservatorio biellese paesaggio

Prendere la scuola così come la conosciamo, abbatterne letteralmente le pareti e trasformare la città, i luoghi della vita quotidiana, in spazi educanti a misura di bambini e ragazzi.

E’ stata un’idea rivoluzionaria, dissacrante quella che Giuseppe Campagnoli e Paolo Mottana hanno proposto venerdì 8 marzo durante la serata che li ha visti a Biella ospiti dell’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio.

Un’idea che ha suscitato molte reazioni nel pubblico, innescando quel dibattito fuori dagli schemi del pensiero tradizionale sull’istituzione scolastica che era il nostro obiettivo come organizzatori.

Campagnoli, architetto ma anche dirigente scolastico, e Mottana, docente di Filosofia dell’Educazione all’Università di Milano Bicocca, hanno presentato il libro “La città educante. Manifesto della educazione diffusa” che è nato negli anni scorsi dal loro incontro attraverso Internet e da una “comune idea di destabilizzazione”.

Da quel volume, pubblicato da Asterios nel 2017, è stato tratto un manifesto di proposte per una scuola alternativa che, come ha spiegato Campagnoli, ha già ottenuto oltre quattrocento sottoscrizioni in Italia e che è diventato ispirazione per progetti territoriali di “superamento” di un modello di istruzione che, secondo gli autori, mostra tutti i suoi limiti.

Prima della serata con l’Osservatorio, Campagnoli e Mottana avevano partecipato nel pomeriggio a una riunione coi docenti, organizzata dalla commissione didattica del liceo Giovanni e Quintino Sella, proprio nella prospettiva di sperimentazioni in tal senso.

Il manifesto della città educante, ha spiegato Campagnoli, investe i campi della pianificazione urbanistica, della riprogettazione degli spazi condivisi del paesaggio in cui viviamo e dal quale, secondo Mottana, «oggi bambini e ragazzi sono spariti perché reclusi, segregati» fisicamente e mentalmente dentro una scuola che «non li lascia essere quello che sono: esseri che si affacciano al mondo» e che «si esprimono con linguaggi che non sono i nostri di adulti». Campagnoli ha parlato di come la città dovrebbe essere «un grande territorio di esperienze» dove bambini e ragazzi si muovono liberi incontrando «adulti che li educano attraverso esperienze adatte a loro», aiutandoli a fare «ciò che ha senso per loro nel momento della vita in cui si trovano». Campagnoli ha parlato di come le scuole, dal punto di vista estetico e funzionale, siano spesso progettate come luoghi di reclusione e di come le si costruisca con in mente una distorta concezione di “sicurezza”.

L’idea di scuola di Campagnoli e Mottana può apparire un’utopia dirompente ma, come ha testimoniato il professor Giuseppe Paschetto, moderatore del dibattito, «si può fare». Ed è stata una testimonianza molto concreta e autorevole, perché Paschetto è oggi l’unico italiano nella lista dei 50 top finalists al Global Teacher Prize, il premio ogni anno assegnato al miglior docente del mondo dalla Varkey Foundation di Londra.

Paschetto ha raccontato dell’esperienza che si sta portando avanti alla scuola media di Veglio, «una piccola scuola nel bosco», dove conta «la felicità interna lorda” degli studenti, dove si sono abbattute le pareti per far lavorare i ragazzi in gruppo, dove gli insegnanti sono prima di tutto facilitatori di esperienze e dove la crescita non si misura coi voti e le verifiche. Un esempio reale, insomma, di come anche il cambiamento di quanto ci sembra immutabile è possibile.

La Carta Nazionale del Paesaggio

E’ stata presentata il 14 marzo 2018, al Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo,  la Carta Nazionale del Paesaggio, nata come conclusione di un lungo percorso di lavoro e di riflessione racchiuso negli Stati Generali del Paesaggio del 26 e 27 ottobre 2017. La presentazione è coincisa con la seconda Giornata Nazionale del Paesaggio, promossa dall’Osservatorio Nazionale sulla Qualità del Paesaggio.

Carta Nazionale del Paesaggio

La Carta raccoglie e trasforma le numerose e qualificate riflessioni compiute nelle due giornate di lavoro in un programma per il paesaggio e si rivolge a quanti avranno future responsabilità di governo ai diversi livelli istituzionali indicando una strategia nazionale per il paesaggio.
Assumere la qualità del paesaggio come fondamento dello scenario strategico per lo sviluppo dell’Italia, nel mondo contemporaneo ormai globalizzato, è una grande opportunità oltre a essere la risposta necessaria che le istituzioni e la politica dovrebbero assicurare ai cittadini rispetto alla domanda di ambienti di vita quotidiana capaci di contribuire al benessere individuale e collettivo.

I paesaggi italiani costituiscono uno straordinario fattore di identità per i territori e i loro abitanti. Sono infatti un patrimonio nel quale è possibile leggere il succedersi dei secoli, delle civiltà, della storia e quindi lo svolgersi della vita delle comunità, evidente racconto di “chi siamo e chi eravamo”.

Scopo della Carta nazionale del paesaggio, quindi, è indicare una strategia che, dando piena attuazione ai valori fondamentali espressi nell’art. 9 della Costituzione – “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, coniughi tutela e valorizzazione del paesaggio con forme compatibili di sviluppo durevole, equo e diffuso.
Le azioni programmate si riconoscono in diversi nodi operativi:

  • Promuovere, con una visione di lungo periodo, l’attenzione alla qualità del paesaggio in tutte le politiche pubbliche che incidono sul territorio.
  • Assicurare la centralità e la preminenza del Piano paesaggistico come Costituzione del territorio.
  • Promuovere la cultura del paesaggio quale bene comune per la creazione di una coscienza civica diffusa.
  • Promuovere le tematiche del paesaggio nella formazione universitaria e postuniversitaria, e prevedere percorsi di aggiornamento sulle trasformazioni del paesaggio per l’istituzione di figure specialistiche, in particolare per la Pubblica Amministrazione.
  • Assumere la qualità del paesaggio come scenario strategico per lo sviluppo del Paese e promuovere la riqualificazione del paesaggio come strumento per il contrasto al degrado sociale e alla illegalità.
  • Contrastare l’abusivismo.
  • Prevedere politiche e azioni finalizzate alla valorizzazione del paesaggio rurale, agrario, forestale e naturale.

Fonte: comunicato stampa MiBACT, 14 marzo 2018

Paesaggio come teatro, il webgis nelle scuole

progetto didattico osservatorio biellese paesaggio

Uno strumento digitale per una mappa di comunità 2.0 creata dai ragazzi delle medie. E’ stato completato a giugno 2017 il progetto didattico triennale realizzato dalle classi 3A e 3B della scuola secondaria di primo grado “Nino Costa” di Biella Chiavazza (Istituto Comprensivo Biella II) in collaborazione con l’Ecomuseo Valle Elvo e Serra e l’Osservatorio Biellese Beni Culturali e Paesaggio per il trasferimento e la pubblicazione delle esperienze sul paesaggio su un supporto webgis.

L’attività, che rientrava nel progetto Interreg Paesaggio Condiviso, è stato curato dal professor Alberto Zola, con Giuseppe Pidello, Luca Bergero e Alessandro Pastore. Supporto informatico di Micromega Studio, gruppo NetBI.