Osservatorio del biellese beni culturali e paesaggio

Presentazione richiesta di Dichiarazione di Notevole Interesse Pubblico

Sabato 27 maggio 2023 alle 10.00 l’Osservatorio presenta pubblicamente la richiesta che ha inviato alla Regione Piemonte il 25 aprile perché sull’area dell’EST-Urbano venga deliberata la Dichiarazione di Notevole Interesse Pubblico, prevista dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio all’articolo 136.
La presentazione avviene in forma di conferenza stampa aperta al pubblico presso le Sale Auliche della Fondazione Pistoletto Cittadellarte, è organizzata in collaborazione con la Delegazione di Biella del Fondo Ambiente Italiano e avrà tra i relatori il vice presidente nazionale del FAI, Maurizio Rivolta.

Il documento che l’Osservatorio ha trasmesso alla Regione Piemonte è il frutto di un lavoro meticoloso di confronto e armonizzazione con un gruppo di organizzazioni con le quali si è creata una sintonia fin dalle prime fasi della campagna EST-Urbano nel 2022.
Questo lavoro di co-stesura ha prodotto un documento finale che è stato co-firmato prima dell’invio in Regione da:

  • Centro Studi Biellesi DocBI
  • Cittadellarte Fondazione Pistoletto
  • Delegazione UCID Biella
  • WWF Oasi e aree protette del Piemonte ETS
  • Camera del Lavoro CGIL Biella
  • Centro documentazione e biblioteca sindacale A. Massazza Gal Biella
  • CNA Biella
  • Confesercenti Biella
  • Delegazione di Biella Fondo Ambiente Italiano
  • Associazione ARS Teatrando

Durante la presentazione del 27 maggio si aprirà nuovamente una raccolta di firme a sostegno del documento, raccolta che verrà poi trasmessa alla Regione Piemonte come parte integrante dell’istanza.
L’assegnazione del Notevole Interesse Pubblico è deliberata da un’apposita Commissione Regionale e, come consentito dal Codice Beni Culturali, può essere richiesta anche da organizzazioni della società civile, non necessariamente da soggetti istituzionali. Qualora concesso, l’Interesse Pubblico costituisce una tutela che gli strumenti urbanistici comunali sono obbligati a recepire.

Ex Manifattura Tabacchi Firenze: rigenerazione urbana senza GDO

Un’area industriale dismessa dieci volte più grande dei Lanifici Rivetti è in corso di rigenerazione dentro la città di Firenze. Siamo andati a vedere come sta prendendo vita quel progetto e, come già è stato per il Museo del Tessuto di Prato, abbiamo cercato di capire quali buone pratiche può insegnarci.

Partiamo dal plastico

La Manifattura Tabacchi è un complesso immobiliare che si estende su 100.000 metri quadrati, comprendendo anche le aree esterne. É un complesso di più edifici, di diverse metrature, con diverse funzioni originarie, diverse forme e altezze. Sotto a tutta la superficie edificata, c’è un corrispondente piano interrato utile per dare servizi ai piani fuoriterra, non adatto però a parcheggi. Il complesso è stato ricostruito in un plastico che si trova in un’area dell’edificio e che è molto utile per comprenderne la vastità e complessità.

Un po’ di storia

La Manifattura Tabacchi è una proprietà dello Stato e passa nelle mani di Cassa Depositi e Prestiti dopo la chiusura nel 2002. Cassa Depositi e Prestiti nel 2016-17 vende una quota a un Fondo Pensione Inglese (Gruppo Aermont) che entra quindi nella compagine proprietaria. Determinante, per gli investitori, è stata la presenza di una metropolitana leggera con fermata “Manifattura Tabacchi”.
Nel 2017 Aermont coinvolge Agenzia Lama Impresa Sociale per un primo riuso temporaneo del cortile e comincia lo studio di un progetto di recupero complessivo.
Nel 2018 il riuso temporaneo si estende a una porzione di edificio tanto che, per renderlo possibile, si stipula con il Comune di Firenze un patto di collaborazione che riconosce l’interesse pubblico dell’edificio.
Nel marzo 2023 verrà inaugurata una prima porzione di riuso definitivo: la factory.
Le due ali al piano terra sono destinate a un uso commerciale ma gli investitori inglesi hanno posto le condizioni affinché non si tratti di insediamenti di Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e Fast Fashion. I piani superiori sono destinati invece al terziario mentre il corpo centrale è un Polo Culturale con un bellissimo tetto giardino.

Il progetto pilota

Sono passati vent’anni dalla dismissione delle attività della Manifattura quando si decide di recuperare e riqualificare la struttura. L’iniziativa è totalmente in capo ai proprietari. Il Fondo Inglese ha l’intuizione di creare un progetto pilota all’interno del cantiere, per anticipare quel che sarà, non con semplici campagne di comunicazione, ma con un vero e proprio prototipo. Sono dunque direttamente gli inglesi che fanno scouting a Firenze e contattano Agenzia Lama che stava già gestendo l’ImpactHub aperto in un’altra zona della città.
Nell’estate del 2018, Agenzia Lama ha a disposizione solo uno dei cortili interni della struttura e qui comincia ad allestire un riuso temporaneo, con bar all’aperto, eventi musicali, animazione varia per tutta l’estate che punta a coinvolgere gli abitanti del quartiere e a far conoscere la Manifattura.

La manifattura è in periferia

L’immobile, come abbiamo constatato raggiungendolo a piedi dal centro, è piuttosto defilato e non era particolarmente conosciuto dal resto dei fiorentini. Non c’erano stati nel passato molti progetti di riqualificazione su questo spazio, a differenza di altri immobili in città che avevano attratto maggior interesse. L’attività di Agenzia Lama quindi è servita e sta servendo anche ad attirare l’attenzione della popolazione sulle potenzialità di quell’area in quanto bene comune.

La cena con gli ex dipendenti

La primissima iniziativa che Agenzia Lama mette in atto è una cena nel cortile dello stabilimento alla quale invitano tutti gli ex-dipendenti e con loro, prima di cena, fanno un giro all’interno dello stabile per poi raccogliere racconti e memorie. Di nuovo, come già al Museo del Tessuto di Prato, torna anche stavolta il tema del recupero della memoria dal basso, andando a toccare le corde emotive delle persone.

Il riuso si amplia

Tramite un contratto di comodato in essere dal 2018, l’area destinata al riuso temporaneo si amplia e vengono dati ad Agenzia Lama anche alcuni spazi al chiuso, oltre a un altro cortile. Con il supporto diretto di Manifattura Tabacchi, la joint-venture CDP-Aermont e lo studio di architettura Obic, nel giro di tre mesi Agenzia Lama ha sistemato i locali in modo che fossero abitabili, facendo interventi minimi di messa in sicurezza (impianti elettrici, servizi, pulizia..) reclutando un bar, alcune aziende e artigiani che hanno insediato i propri uffici e laboratori negli spazi dello stabile. Il bar è un locale grande, aperto tutti i giorni, molto utilizzato. Gli spazi per le aziende sono essenziali ma funzionali. Lo stabile è molto vissuto soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, quando si può accedere all’area esterna, dove hanno allestito un giardino «terzo paesaggio», un’area skate e tavoli. Secondo quanto ci hanno raccontato, gli spazi utili già in uso sono popolari soprattutto tra gli studenti del POLIMODA (600 persone) e dell’Accademia Belle Arti (100 studenti). Per la programmazione estiva, al bar in funzione permanentemente si aggiunge un secondo bar dedicato alla movida serale. Ci rendiamo conto che il tema della ristorazione/somministrazione è focale in un processo di rigenerazione. E’ l’embrione intorno a cui costruire il più grande (o il più piccolo) dei progetti.

Quante persone frequentano oggi la Manifattura

Usando un’applicazione che sfrutta il bluetooth dei cellulari senza tracciamento, si è stati in grado di contare il numero di persone (cioè di telefonini con bluetooth attivo) che entrano nello stabile: nel 2022 sono stati 120.000 cellulari diversi, che significa un maggior numero di persone, e moltissimi passaggi perché le stesse persone ci possono tornare molte volte ma vengono di fatte contate solo una volta. Nel 2019, in periodo pre-pandemia, si erano toccate punte di 150.000 passaggi.

La mediazione con i cittadini

La mediazione con gli abitanti dello spazio e del quartiere è stata svolta da Agenzia Lama, in quanto gestore delle attività temporanee, sia da una struttura specializzata assunta direttamente dalla proprietà, che ha messo al centro l’attività di incontro e confronto con il quartiere della gestione del progetto di riqualificazione.
I parcheggi saranno tutti interrati. E’ previsto un parcheggio di 4 piani, creato ex-novo per esplicita volontà degli inglesi che hanno detto: no macchine a raso, e una buona parte di questi spazi saranno pubblici. Paradossalmente, questo è stato un altro punto su cui mediare con la popolazione, che ben felice di avere nuovi parcheggi, li voleva però comodamente a cielo aperto, magari anche perché percepiti come più sicuri di quelli interrati. L’Agenzia si trova inoltre nella difficile situazione di dover mediare tra tutti: attuali inquilini del riuso temporaneo e proprietà, che dovranno abbandonare l’attuale location per trasferirsi nella nuova factory, dove però gli affitti raddoppiano (prezzi li fa la proprietà), con la conseguenza che alcuni abbandoneranno la manifattura; amministrazione pubblica che dovrà formalmente gestire gli spazi pubblici (biblioteca, museo); abitanti del quartiere.

Il progetto di CDP e Aermont

Nel frattempo CDP e il Fondo Inglese procedono autonomamente sulla progettazione della struttura nel suo complesso, dove immaginano molteplici funzioni: una parte di factory, cioè area dove insediare laboratori, una parte pubblica dove insediare una biblioteca e un museo, una parte commerciale (no GDO e fast-fashion), una parte residenziale di target medio-basso (affitti a canone concordato), una parte residenziale di target alto (loft venduti tra i 200mila e il milione di euro), uno studentato.

Il confronto con il prototipo di Agenzia Lama impatta il progetto finale

La presenza del prototipo di Agenzia Lama è molto utile anche ai progettisti, che in corso d’opera modificano alcuni aspetti sulla base dell’esperienza in corso e del confronto con il gruppo di Agenzia Lama: per esempio gli spazi aperti, che prima erano in parte destinati a diventare cortili privati degli immobili residenziali. Sulla base dell’esperienza temporanea e del successo avuto in città, la proprietà sta considerando di lasciare pubblici e aperti i giardini in cui finora si sono svolte le attività temporanee.
A marzo verrà inaugurato un primo lotto di recupero definitivo, la parte di factory e di uffici, all’interno della quale la porzione pubblica rimarrà in capo alla gestione di Agenzia Lama.

Loft esclusivi: i pro e contro della «gentrification»

Gli abitanti del quartiere, che vedono di buon occhio, se non con entusiasmo l’attuale progetto, guardano con sospetto ai loft venduti tra i 7000 e i 9000 euro/mq (per metà già assegnati, anche se ancora in costruzione), chiedendosi: ci sarà ancora spazio per noi?
É il tema della «gentrification». Il quartiere attorno alle manifatture è popolare, molto carino, ma semplice, un vecchio complesso operaio di ex dipendenti. Il tema è ben chiaro ad Agenzia Lama che lo ha sottoposto a Aermont e CDP, convinta che, solo attirando anche quel tipo di target il progetto complessivo (laboratori artigiani, negozi di prodotti slow e biologici ecc) sarebbe stato sostenibile. Il punto è sicuramente interessante, anche perché i loft – che oscillano tra i 200mila e il milione di euro – dovrebbero essere adiacenti a un palazzo di edilizia sociale, e affacciarsi su un cortile destinato a essere molto animato per buona parte dell’anno. Si riuscirà a tenere tutto insieme o qualcosa sarà sacrificato? Questo è un aspetto molto interessante da monitorare.

Le obiezioni di Italia Nostra

Il palazzo di edilizia popolare potrebbe essere il primo a essere sottoposto revisione, perché sarà un edificio di nuova costruzione e c’è una vertenza di Italia Nostra che lo ritiene dannoso per lo skyline complessivo dell’area. Non abbiamo visto rendering, quindi difficile giudicarne l’impatto.

Il collegamento con il centro

La localizzazione della Manifattura Tabacchi è periferica rispetto alla città, ma comodamente raggiungibile già ora con un bus che porta dritto alla stazione di Santa Maria Novella in 15 minuti. Inoltre sarà attivata una nuova linea di tram che fermerà proprio all’ingresso della struttura. Pare che questo elemento di collegamento più agevole con il centro sia stato decisivo per convincere il Fondo Inglese a entrare nell’investimento. La prima cosa che Agenzia Lama ha chiesto rispetto a Biella è stato: come funzionano i collegamenti?

Lesson learnt – Che cosa abbiamo imparato

  • Sono cruciali il coinvolgimento degli abitanti, il percorso di riattualizzazione della memoria ma anche la localizzazione degli spazi e la convivenza tra funzioni e target diversi.
  • Ciò che può sembrare una scelta “virtuosa” può rivelarsi sorprendentemente un elemento di conflitto come insegna la storia dei parcheggi a raso vs parcheggi interrati. Esistono visioni della città diverse e percezioni che vanno mediate. Il conflitto può nascondersi nei dettagli, anche laddove non ce lo si aspetta.
  • Secondo l’esperienza di Agenzia Lama il recupero di un vuoto dovrebbe puntare su due macro categorie: residenza e destinazioni sociali. All’interno dell’ultima categoria rientrano sia attività ricreative, sia culturali, sia produttive o una miscela di queste. Bisogna capire qual è il mix che può funzionare.

Il Museo del Tessuto a Prato: come è nato, che cosa può insegnare a Biella

Un museo che racconta la storia di un distretto industriale del tessile italiano. A Biella se ne parla da molto tempo. A Prato l’hanno già fatto e noi dell’Osservatorio siamo andati a visitarlo nel gennaio 2023.

Il Museo nasce dalla donazione di una collezione di oltre 600 frammenti di tessuti antichi (secc. XV-XVIII) che l’imprenditore Loriano Bertini regalò all’Istituto Buzzi nel 1975 con l’obiettivo che il patrimonio storico servisse di ispirazione creativa agli studenti e ai disegnatori tessili. Il museo poi ha incamerato le raccolte già presenti nella scuola dei libri campionario delle aziende storiche del territorio (secc. XIX/XX), generando un filone tematico che nel tempo si è arricchito grazie alle donazioni delle aziende.
La dotazione del Museo si è dunque generata nel tempo perché i pratesi hanno cominciato a tirare fuori da cassetti, armadi e cantine foto, pezze, campionari, documenti, macchinari…
Questo ci insegna quanto sia significativo – se si vuole fare un percorso autentico di riconoscimento -> memoria -> identità – operare in modo maieutico con gli abitanti, così che si sentano parte della storia raccontata. E’ importante inoltre non avere fretta, perché i tempi possono essere lunghi, anche molto lunghi. Un elemento, quello del tempo, che abbiamo già constatato nell’esperienza di Ivrea rispetto al tema dell’ex insediamento Olivetti.

Il museo è gestito da una fondazione che include il Comune di Prato, l’Unione Industriale Pratese, la Provincia di Prato, la Camera di Commercio e la banca Cariprato.
I lavori di restauro sono stati finanziati con fondi regionali ed europei.
Il primo passo che ha messo le basi per la realizzazione del recupero è stata la salvaguardia dell’immobile inserita nel Piano Regolatore Generale cittadino. Anche questo è un elemento comune con l’esperienza di Ivrea.
I proprietari originari dell’ex Cimatoria Campolmi, sede del Museo, avevano presentato una proposta di trasformazione radicale dell’immobile, che però fu rigettata dal Comune, il quale poi acquisì l’immobile.
La fabbrica Campolmi aveva chiuso definitivamente i battenti nel 1992 e il museo è stato aperto dieci anni dopo, nel 2002.
Questo ci insegna che il pubblico ha sempre un ruolo decisivo, non subordinato al privato e nemmeno paritario bensì superiore; un ruolo sovraordinato di indirizzo e visione strategica.
L’esperienza pratese dimostra poi che la partecipazione di fondi e istanze private, che provengono dall’alto (ex proprietari, associazioni organizzate) o dal basso (semplici cittadini) è necessaria così come lo è la capacità di arrivare, in modo corale, all’obiettivo finale. Se però le spinte provenienti dalla società civile non vengono colte dall’amministrazione pubblica che le traduce in norme – piani regolatori – e in progettualità complessiva, non si arriva in fondo al processo. Come Ivrea, anche Prato insegna inoltre che un riconoscimento del valore “alto”, oggettivo dell’insediamento in questione è una premessa utilissima e fondamentale nel definirne le funzioni e le tutele.

Il recupero dell’ex Cimatoria Campolmi di Prato ha portato, oltre all’allestimento del Museo del Tessuto, anche all’insediamento della biblioteca comunale – aperta anche la domenica pomeriggio e molto frequentata dagli studenti – con un bar adiacente, utilizzato anche come spazio di coworking, anch’esso popolato soprattutto da un target giovane.
Da notare che Prato non è Firenze, il centro cittadino alle 13 di una domenica di gennaio era assolutamente deserto ma il Museo rappresenta comunque un catalizzatore, anche e soprattutto per la comunità locale.
Nel Museo è presente inoltre un centro studi & ricerca sui tessuti storici. Questo ci insegna che la memoria da sola non basta, ma costituisce il pretesto per guardare a qualcosa di nuovo.

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Njumero di visitatori al Museo del Tessuto.
Fonte: Rapporto Musei 2022 – Regione Toscana – https://www.regione.toscana.it/documents/10180/25323100/Rapporto%20Musei%202022.pdf/d263f911-3a60-d35f-6971-630691eaf3ba

Ci ha accompagnato nel Museo una giovane guida molto brava, la visita ha avuto molti punti dove poter sperimentare l’esperienza tattile. La collezione non è molto grande, sono di fatto due gallerie più quella dell’esposizioni temporanee. E’ incentrata soprattutto sul tema delle materie prime della filiera tessile (naturali – artificiali – sintetiche) molto ben illustrato e poi sulla storia del distretto, con particolare focus sul tema del riutilizzo della Lana.
Insomma, resta molto altro da raccontare sul tema dunque non ha senso dire «il museo ce lo ha già Prato non ha senso farne un doppione». Perché, per molti motivi, doppione non sarebbe. Un museo del tessile a Biella sarebbe semmai un altro punto di vista e anche una storia più ampia e articolata da raccontare.

Dalla visita e dall’incontro con i pratesi si percepiscono lo sforzo e la volontà di far sentire il Museo del Tessuto un progetto di tutti e per tutti gli abitanti della provincia. Una popolazione che, come per Biella, ha praticamente in ogni famiglia qualcuno che lavora o ha lavorato nella filiera tessile. Una campagna di affissioni trasmette a nostro avviso molto bene questo senso di “bene comune” del Museo rispetto alla città.
Per informazioni e per pianificare una visita vi rimandiamo alle informazioni sul sito web ufficiale del Museo.



Vi sono occasioni e vicende che hanno il pregio di meglio rappresentare la volontà, oserei dire la caparbietà, di una comunità di proiettare oltre il suo spazio ed il proprio tempo l’essenza stessa della propria identità, in una parola i caratteri fondanti che la contraddistinguono rispetto alle altre.
Vi sono poi situazioni che meglio di altre consentono ad una Amministrazione, ai suoi rappresentanti, di interpretare in modo più diretto e compiuto questa stessa volontà.
Il recupero di un reperto particolarmente significativo di architettura del lavoro, la consegna alla città di uno dei manufatti più importanti dell›archeologia industriale pratese, anche in ragione della sua ubicazione nel centro della città, la realizzazione in esso del Museo del Tessuto, condensa in sé queste caratteristiche dai preminenti connotati simbolici e a forte valenza di immagine.

Alfio Pratesi, assessore all’urbanistica e attuazione prg, nella prefazione al libro che racconta il recupero dell’ex Cimatoria Campolmi, sede del Museo di Prato

Lesson learnt – Che cosa abbiamo imparato

  • Un percorso di riconoscimento, memoria, identità che coinvolga gli abitanti è parte essenziale del processo di riqualificazione dei luoghi.
  • L’amministrazione pubblica ha un ruolo, non derogabile ad alcuno, di indirizzo e pianificazione strategica, sovroardinato anche rispetto alla componente privata.
  • Strumenti urbanistici che tutelino gli oggetti urbani e ne individuino le funzioni sono premesse fondanti e fondamentali per un recupero di valore del “bene comune” contenuto in quelle aree.
  • La rigenerazione di un luogo dismesso può avere tempi molto lunghi, nell’ordine di decenni. Ci sono molti esempi che fanno ipotizzare che la dimensione di questi processi sia “normalmente” di lunga gittata.
  • Quando si parla di grandi complessi industriali dismessi, inseriti in un contesto urbano, non si può semplicemente classificarli come “privati” e delegare quindi all’iniziativa privata ogni scelta sul loro utilizzo. Esiste comunque una dimensione di “bene comune” e di “interesse pubblico” che va individuata e salvaguardata a beneficio della collettività.

Intervento del FAI: «Centri commerciali negli ex Rivetti? Un errore già visto troppe volte»

Il vice presidente del Fondo Ambiente Italiano, Maurizio Rivolta, è intervenuto con una presa di posizione molto netta e critica sui progetti che riguardano gli ex insediamenti Rivetti e che sono oggetto della nostra campagna EST-Urbano. Abbiamo scelto di trascrivere in modo letterale il discorso per darne una cronaca il più oggettiva possibile.

«Gli amici della delegazione FAI di Biella mi hanno segnalato il problema del complesso degli ex Lanifici e Pettinature Rivetti quando hanno saputo che venivo qui. E da quello che ho visto si tratta di un progetto, non di ristrutturazione, ma di ricementificazione di tutta quell’area.

Un progetto che, scusate, lasciatemelo dire… no, non facciamo più errori di questo genere!
Perché di centri commerciali ormai ce ne sono non troppi ma di più. Tra l’altro si stanno cannibalizzando uno con l’altro, quindi non è una scelta intelligente nemmeno più dal punto di vista economico ma è fallimentare. Vuol dire semplicemente caricare dei costi che poi pagheranno le generazioni e le economie future.

«Ho saputo che qui nell’ex Pettinatura Pagano faranno un centro commerciale con addirittura un nuovo distributore di benzina. Ma c’è veramente bisogno di un nuovo distributore di benzina»?

«Qui siamo ancora legati a una progettualità che è vecchia, obsoleta. Ora, certo, quella è una zona industriale che va recuperata però c’è il torrente Cervo sotto, c’è un’area agricola subito dopo il torrente, bene… si può recuperare con intelligenza, usando proprio la bellezza come criterio.

«Si tratta di usare un po’ di intelligenza, un po’ di buongusto – cose che a noi italiani non mancano – un po’ di senso della collettività e senso del futuro e riuscire a fare una rigenerazione urbana che è interessante anche dal punto di vista economico».

«E sono convinto che se fai dei progetti intelligenti, le risorse si trovano, pubbliche e private. Sarebbe importante per dare alla città di Biella, a quello che è il suo ingresso, un’apertura gradevole, qualcosa che dà un valore aggiunto e fa diventare la provincia non una zona esterna, dipendente dalle grandi città. Ecco, non commettiamo più errori che sono stati fatti anni fa e che adesso sono qui e che creano la bruttezza».

Questo post è la trascrizione quasi letterale dell’intervento che Maurizio Rivolta ha tenuto sabato 8 ottobre 2022 a Palazzo Gromo Losa di Biella nell’ambito della cerimonia di consegna del premio +BellezzainValle. Un’iniziativa organizzata dal Rotary Club di Valle Mosso con Fondazione Biellezza, Reda, Banca Sella, Umberto Scarlatta Costruzioni, Yukon, OrangePix e Sellmat. Rivolta partecipava a una tavola rotonda con Elena Granata, Luisa Bocchietto e Federico Samaden. Per informazioni sulla giornata si può accedere alla pagina social del premio.

EST-Urbano Fiorire Deserti, serata in parrocchia il 30 giugno

Il cammino di condivisione e partecipazione con gli abitanti del quartiere San Paolo continua con una nuova tappa dopo la passeggiata del 15 maggio.

Giovedì 30 giugno dalle 21.00 incontro in oratorio in via Zara 16 a Biella.

Per conoscere le riflessioni raccolte durante la camminata. Per raccontare i lavori dei ragazzi delle scuole del quartiere. Per ascoltare esperienze di rigenerazione virtuose. Per tracciare insieme le prossime tappe del cammino.

locandina fiorire deserti 30 giugno